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Wall Street: una rondine non fa primavera, per ora… #24

Eventi & Mercati – settimana #24 (8 – 12 giu)

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

Wall Street
Nel report precedente si parlava di “Wall Street gonfia” alludendo ad un nuovo eccesso di forzatura prezzi rispetto alle prospettive correnti e realistiche di utili aziendali 2020 in forte contrazione. Praticamente una nuova bolla.


E’ vero che in un contesto di bear market si possono determinare forti movimenti rialzisti interni (bear market rally) ma francamente il rally visto finora – cioè dai bottom di marzo ai massimi raggiunti questa settimana – sembrava del tutto assurdo stante la fortissima recessione globale.

E a confondere ancora di più gli investitori piccoli e grandi ha contribuito mercoledì scorso la formazione di un nuovo massimo storico del NASDAQ100 (con netto superamento della psico-soglia di 10 mila) che dovrebbe essere inteso tecnicamente come fine del bear market di questo indice e come anticipazione della fine del bear market anche di SP500 e Dow Jones. Il tutto condito da previsioni economiche super-ottimistiche e quindi poco credibili.

Ma mercoledì alle h. 20.30 nostrane la conferenza stampa di Powell che segue la pubblicazione dei dati del FOMC non ha buttato altra benzina sul fuoco della mega-speculazione internazionale e il rally si è fermato e i future nell’ultima ora di contrattazioni (dalle h. 22.00 circa alle 23.00) e quindi a mercato cash chiuso (il NYSE chiude alle h. 22.00) hanno iniziato ad essere venduti.
Un secondo dopo le h. 24.00 riaprono le negoziazioni dei future e si è visto subito che la giornata di giovedì sarebbe risultata molto pesante anche per il cash. E così è stato con ribassi ampissimi che riportavano alla memoria i recenti sell off di inizio bear market ad esempio quello del 9 marzo simile anche se di poco inferiore a quello di giovedì o quello del 16 marzo.

La “delusione” per un mancato annuncio di nuova droga monetaria da parte della FED è comprensibile e le conseguenti prese di profitto che stoppano il rally sono l’inevitabile conseguenza. Ma quello che più ha impressionato è stata l’ampiezza e velocità del ribasso che è spiegabile solo con gli automatismi di trading che determinano la cosiddetta price action di azioni e indici azionari. In altre parole tutti i sistemi si sono messi in vendita contemporaneamente e molti di questi vendevano al meglio.

Poi venerdì il crollo si è fermato ma il NADAQ100 è rimasto sotto i 10 mila ed SP500 è rimasto sopra la psico-soglia di 3000. Ne consegue che la correzione c’è, è da considerarsi significativa ma ancora del tutto insufficiente per ritenere che il bear market rally sia finito. Quindi al momento gli scenari di brevissimo sono assolutamente incerti mentre uno scenario lateral ribassista di medio periodo ha ora maggiori probabilità di avere una conferma.
Per SP500 abbiamo dato qualche indicazione QUI.

Se una rondine non fa primavera allora deve essere vero che tante rondini la facciano e quindi,
se arrivassero altre correzioni,
potremmo pensare che inizierà una nuova stagione del bear market

UE
Mentre nella nostra piccola Italia si mandano al macero mediatico task force, magistrati e ministri, e al contempo si inventano rappresentazioni politiche pro-Commissione UE (cosiddetti “Stati Generali”) in Europa le divergenze sul programma fantascientifico “Next Generation” si dilatano ad anticipare una fine ingloriosa della gestione Von der Leyen.
Per quanto riguarda i mercati un solo commento QUESTO.

Altri asset
BOND USA: i prezzi tornano a salire e il rendimento del decennale scende riportandosi sui valori di aprile/maggio; quindi semplice ritorno allo status quo senza eccedere visto che la FED nega assolutamente di portare in negativo i tassi
ORO: continua la lateralizzazione 1680/1780 iniziata ad aprile; malgrado lo scossone di giovedì scorso sull’azionario la speculazione si è limitata a testare la resistenza in area 1800 per poi prendere immediatamente profitto; se l’azionario dovesse risalire probabile che l’oro torni ad indebolirsi intorno ai 1700 e questa evenienza rappresenterà sicuramente un discreta opportunità di acquisto
EURO: mercoledì post-FOMC il dollaro è stato venduto e il cross per un attimo ha superato 1,14 ma è stato un falso segnale rialzista; giovedì è iniziata una discreta discesa consolidatasi venerdì appena sopra 1,1250 che è il supporto di brevissimo segnato martedì scorso; ora la configurazione del giornaliero è piuttosto intrigante per il ribassista: dovremmo essere al top del ciclo mensile e si sta creando un testa e spalle apicale ma al momento manca la spalla destra che dovrebbe realizzarsi in area 1,13; in caso di ulteriori ribassi dell’azionario il cross avvierà la chiusura ciclica con un ribasso importante con primo target area 1,10
OIL WTI: settimana cedente condizionata in primis dall’azionario; durante la settimana è stato segnato un massimo relativo in area 40 che in caso di debolezza persistente di Wall Street è da considerarsi come resistenza di medio periodo quindi di improbabile superamento nel breve; fra un mese l’accordo OPEC+ sui super-tagli alla produzione scade e quindi – salvo voci di proroga – i prezzi non avranno nessun motivo macro per risalire tanto più che anche le scorte USA sono in risalita; area 30 è forte supporto e potrebbe essere testata nei prossimi giorni

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investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

 

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