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Review 2019

 Rassegna di fine anno: 2019

Nota iconografica in fondo

ANTE-FATTI

I protagonisti assoluti del 2019 che hanno condizionato i mercati azionari e obbligazionari sono tre:
– il PotUS Donald Trump (the Tariff Man, come lui si è autodefinito e Testa di Dazio come noi l’abbiamo benevolmente e maliziosamente tradotto)
– il capro espiatorio (ma soprattutto capro) Jerome Powell addirittura a capo della FED perchè nominato da Trump (errore imperdonabile)
– il governo cinese che oltre a far emergere l’economia del proprio Paese ha fatto emergere pure preoccupanti – per gli Occidentali – A) tendenze espansionistiche, B) tecnologie innovative potenzialmente in grado di limitare persino la deterrenza militare USA (vedi 5G) e C) capacità di condizionamento del sistema finanziario globale (es. manipolazione dei cambi e preparativi per creare una nuova valuta di riserva internazionale)

In questo contesto e per meglio capire le performance esplosive 2019 di tutti gli indici azionari (inclusi quelli greci e nostrani) e in particolare quelli di Wall Street occorre ricordare almeno due eventi dirompenti accaduti nel 2018.
Il primo: applicazione di nuovi e pesanti dazi USA sulle importazioni di molti prodotti cinesi
Il secondo: l’aumento dei tassi USA culminato col FOMC di dicembre in cui si prospettavano ben tre nuovi aumenti nel 2019

Le conseguenze sono ancora un ricordo molto vivido fra le centinaia di migliaia di operatori della finanza ma purtroppo gran parte del pubblico (eufemismo di “parco buoi”) soffre di frequenti amnesie. Fatto sta che fra i primi di ottobre e il Natale 2018 Wall Street corresse circa il 20% tutti i suoi maggiori indici sfiorando lo status di bear-market e portando alla semi-rovina anche i maggiori indici internazionali. Ad esempio il nostro MIB ritracciò il 27% del massimo annuale 2018 (da 24540 a 17910) iniziando a perdere vistosamente già a marzo per via del risultato elettorale ed incrementando la dose ribassista a giugno dopo la formazione di un governo percepito come anti-europeista.

Ma le sorprese non si limitarono al ribasso del 20% perchè il 26 dicembre 2018 venne il giorno della resurrezione dell’araba fenice – metafora di una Wall Street condannata al rialzo perenne tranne qualche correzione da infarto qua e là – grazie a poche parole del PotUS pronunciate la vigilia di Natale davanti ad un’élite di giornalisti convocati nel suo studio (è una consuetudine); disse grosso modo questo: “io a questi prezzi le azioni le comprerei“. Il giorno dopo Natale i mercati USA sono già aperti e le suadenti parole del PotUS innescarono una reazione rialzista a catena con effetto domino.

2019 AZIONARIO
Gli indici di Wall Street hanno realizzato la miglior performance dal 1997, anno della formazione della bolla .com (dotcom): ad es. SP500 ha realizzato dal minimo 2018 del 24 dicembre (2347) al massimo del 27/12/2019 (3248) un +38,4%. E il nostro MIB non ha per nulla sfigurato realizzando nello stesso periodo un +34% ma restando 540 punti sotto al massimo 2018. Gli indici americani hanno superato in media i massimi 2018 del 10% circa ma quello è un altro pianeta…
Il SEC (Shangai) e il Nikket (Tokio) hanno invece avuto un andamento molto più contenuto, soprattutto il primo, per via delle incognite della guerra commerciale USA/Cina e per l’economia giapponese ormai in avanzata fase di maturità e sostenuta a fatica dalle politiche monetarie super-espansive della Banca Centrale (BoJ).
Si rimanda alle Linee Guida 2020 in preparazione le necessarie considerazioni per l’investimento.

2019 OBBLIGAZIONARIO
Il perdurante stato di agitazione fra il PotUS e la Cina intera ha portato a fine agosto l’inversione della curva dei rendimenti treasury 10 anni e 2 anni negativizzandone lo spread, segno tangibile che la Cina è più vicina che mai e pure la recessione USA. In pratica i prezzi del future relativo al t-Note 10 anni è lievitato indisturbato dal minimo dell’ottobre 2018 (117,4) al massimo 2019 sempre di ottobre (132) con una performance in conto capitale del +11,6% che per i bond è da considerarsi un risultato eccezionale vista anche la tempistica.
Col ritorno al dialogo fra USA e Cina la tensione si è allentata per cui ora i prezzi oscillano intorno a 128 corrispondente ad un rendimento di circa l’1,9% e le paure di una recessione dietro l’angolo sono svanite riportando tregua e normalità fra i rendimenti di medio e lungo periodo.
L’Europa invece ha mantenuto l’80% delle emissioni con scadenza fino a 10 anni a rendimento nominale negativo.
Si rimanda alle Linee Guida 2020 in preparazione le necessarie considerazioni per l’investimento.

2019 MATERIE PRIME
Noi prendiamo in considerazione solo l’oro e il petrolio greggio americano, il WTI.
L’oro ha sorpreso tutti perchè dal 2011 (top storico in area 1900 $/oncia) e fino all’ottobre 2018 si è comportato come una Cenerentola depressa. Poi il crash azionario e la scoperta che la FED invece di alzare i tassi li avrebbe tagliati ha iniziato una corsa rialzista essendo rientrato nelle allocazioni dei fondi fra gli asset rifugio primari tant’è che da pochi giorni sta ritentando il rialzo verso la prima resistenza seria in area 1800. Al primo tonfo altrettanto serio di Wall Street probabile che lo vedremo lì…
Anche il WTI è passato dai minimi natalizi del 2018 in area 40 $/barile al top primaverile 2019 in area 66 per poi lateralizzare fra 50 e 62 ma con trend intermedi relativamente brevi e ampi. Ad esempio l’attacco terroristico al terminal arabo nello Stretto di Hormuz dello scorso agosto ha determinato uno spike rialzista fortissimo ma poi è stato interamente ritracciato nell’arco di tre settimane comprimendo nuovamente i prezzi fino alla soglia di supporto in area 51 da cui poi è ripartito un rialzo costante di medio periodo sostenuto dal dialogo USA/Cina e da un incremento dei tagli di produzione deciso nel meeting OPEC+ di dicembre. Pochi giorni fa ha segnato un massimo periodale intorno a 62 e ora è in fase di modesto ritracciamento.
Probabile che a breve darà buone soddisfazioni ai ribassisti…

2019 CROSS EURO/DOLLARO
A settembre si è chiusa la fase ribassista iniziata nel gennaio 2018 con un doppio minimo in area 1,09 e da allora è in atto una fase correttiva di lateralizzazione  con bordo superiore in area 1,13. Molto difficile scoprire quali fondamentali o quali fattori hanno determinato il rafforzamento del dollaro USA (e quindi al ribasso del cross) in un contesto di tassi calanti e di borse calienti. Forse bisogna guardare alla bolla dell’indebitamento internazionale in dollari ma questo è argomento inavvicinabile per le nostre modeste conoscenze, entrature e risorse mentali.

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Prossimo appuntamento con le Linee Guida 2020 e alla costruzione di qualche portafoglio oltre ai soliti report settimanali e da video di approfondimento, tutto e sempre di libero dominio

BUON 2020

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Nota iconografica

L’immagine di apertura di questo articolo è un fotomontaggio costruito sulla litografia “Wall Street Bubbles, Always the Same” (U. J. Keppler, 1901) caricatura del banchiere J. P. Morgan nell’atto di spargere bolle inflazionando il valore delle azioni e rendendo più avidi gli investitori.
Ovviamente secondo il nostro modestissimo punto di vista il buon Presidente Trump – forse a sua insaputa – ha contribuito in qualche misura nel 2019 a spingere  gli indici azionari a livelli non giustificabili dalla crescita dei profitti delle società quotate

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se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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