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Prove tecniche di sgonfiamento #8

Eventi & Mercati – settimana #8 (17 – 21 feb)

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

 

L’idea che la bolla dell’azionario inizi a perdere pressione ci è venuta soprattutto da due eventi di natura strettamente tecnica: il selloff di giovedì e il decollo dell’oro e dei prezzi dei bond USA, beni rifugio per eccellenza.

Giovedì fra le 15.20 e le 15.40 Wall Street ha avuto un tonfo non motivato da eventi esogeni, dichiarazioni o dati economici. Prendendo ad esempio il future SP500 si vede che in quei venti minuti è passato da 3360 a 3336 con vendite continue praticamente senza interruzione e nelle ore successive hanno continuato a prevalere sulle prese di profitto. Probabile che dieci minuti prima dell’apertura del cash (cioè la negoziazione dei titoli al NYSE che inizia alle 15.30 a parità di ora legale) i sistemi algoritmici si sono accorti di una forte discordanza coi prezzi dell’azionario pre-borsa e siano intervenuti ad equilibrare il prezzo dei future al sottostante. Consideriamo questo evento come “raro” e di conseguenza come primo segnale di cedimento della struttura rialzista.

E’ da settimane che evidenziamo la discrepanza fra l’euforia dell’azionario e il continuo acquisto degli asset rifugio: nella normalità quando l’azionario rialza, soprattutto l’oro va in controtendenza seguito spesso dai bond. La settimana appena trascorsa ha visto un’ulteriore estremizzazione di questa”anomalia” intermarket culminata mercoledì con l’ennesimo massimo storico di SP500 e NASDAQ. Poi giovedì e venerdì si è ristabilita la correlazione classica con azionario che scende e oro/bond che salgono. Impressionante il balzo dell’oro che ha raggiunto un livello visto l’ultima volta nel febbraio 2013. E notevole è anche il calo di rendimento del decennale USA ora appena sotto l’1,5% che rappresenta un livello raggiunto solo due volte nell’ultimo secolo cioè nel 2016 e nel settembre 2019. E’ evidente che anche questo comportamento intermarket non lascia presagire ulteriori allunghi dell’azionario, almeno nel breve periodo.

Vorremmo segnalare altri fattori rilevanti per i mercati, eccone una rassegna sintetica:
Apple prevede una forte riduzione del fatturato per gli effetti dell’epidemia sulla produzione e sui consumi
Moody’s riduce la stima del GDP cinese di 0,6 punti percentuali
– Cina: quarantena per 760 milioni di persone e 40 nuovi crematori mobili per Wuhan (non servono commenti)
– dai verbali dell’ultimo meeting BCE emerge un ulteriore richiamo ad essere meno ottimisti sull’andamento dell’economia europea, soprattutto in tempi di pandemia

I commenti che seguono sono un po’ più stringati del solito in quanto tutti gli indici e asset monitorati sono fortemente influenzati dall’emotività dei big trader in relazione agli sviluppi dell’epidemia di coronavirus e conseguenze economiche per cui supporti e resistenze in questo contesto hanno scarsa rilevanza per il breve periodo e soprattutto in caso di panic selling.
Panico che potrebbe essere dietro l’angolo e facilissimamente provocato da algoritmi opportunamente programmati.

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ITALIA
MIB (indice)
Mercoledì, galvanizzato da Wall Street e pompato dal mirror trading, ha chiuso sui massimi a 25483 intaccando il triplo massimo 2009/2015/2018. Poi il giocattolo s’è inceppato, troppo presto per dire che si è rotto. Fatto sta che giovedì e venerdì sono partite raffiche di vendite lasciando una candela settimanale per niente bella, indicativa di fine rialzo. Staremo a vedere. Ha chiuso a 24773 senza peraltro modificare l’impostazione rialzista anche di breve. Primo supporto importante fra 23500 e 24000 panico permettendo. Grafico
Portafoglio Base: per ora operiamo solo con SP500, entreremo anche col MIB in se si creasse una qualche decorrelazione strutturale con SP500

BTP decennale (future marzo)
Ha congestionato per tutta la settimana intorno a 148 e senza nessuno sprint venerdì quando i bond americani erano invece in decollo verticale. Sarà stato il coronavirus lombardo?  Grafico
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ATTENZIONE
L’investitore tradizionale deve fare un bagno di realismo e accettare che anche i titoli di Stato italiani non offrono più rendimenti reali positivi per cui comprare BTP significa solo assumere posizioni speculative al rialzo.
L’incremento di capitale derivante dall’incasso delle cedole è solo teorico in quanto la tassazione e le spese bancarie tendono ad azzerare gli introiti.
I fondi pensione “garantiti” e i fondi obbligazionari puri ora sono completamente in balìa della volatilità, dei costi opachi e delle (in)capacità dei manager gestionali, esattamente come i fondi che trattano l’azionario.
Stabilito che l’acquisto di BTP da parte di un privato per ottenere un rendimento reale positivo dalle cedole è prospettiva vana e quindi comportamento errato, ne deriva che questa operatività ha sempre senso ma è da intendersi unicamente come posizionamento rialzista finalizzato ad ottenere un guadagno in conto capitale. Esattamente come l’investimento in azioni. E per ottenere questo risultato occorre che i titoli acquistati:
1.  incrementino il loro valore
2. vengano venduti in guadagno e obbligatoriamente prima della scadenza
Tenere i titoli fino a scadenza significa quasi sempre regalare soldi alla banca, ottenere un rendimento reale negativo e per quelli con scadenze lontane (oltre i cinque anni) ci si assume anche un maggior rischio di ristrutturazione del debito pubblico (il possibile ricorso al MES da parte del governo comporta inevitabilmente l’applicazione delle Clausole di Azione Collettiva da parte degli investitori istituzionali) e quindi di perdita.

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EUROPA
DAX (indice)
Anche il DAX giovedì e venerdì ha subìto una modesta correzione e ha chiuso a 13579. L’impostazione rialzista reata immutata. Grafico

BUND 10yr (future marzo)
Settimana tutta al rialzo con nuovo massimo annuale a 175,37 segnato venerdì. Ha seguito pedissequamente il decennale USA e continuerà a farlo.  Grafico
Portafoglio Base: per ora operiamo solo col t-note, entreremo anche col bund se si creasse una qualche decorrelazione strutturale col t-note 

EURO (future marzo)
Giovedì segnato il nuovo minimo annuale a 1,0799 e venerdì forte pullback con chiusura a 1,0883. Ormai la decorrelazione con l’azionario è diventata la regola: quando WS sale il dollaro si rafforza e quando scende il dollaro si indebolisce. In piena contraddizione con lo status di asset rifugio. Troppo presto per dire che il ribasso del cross è terminato. Grafico

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USA / Materie prime
SP500 (future marzo)
Settimana con i primi tre giorni di consolidamento sui massimi, poi giovedì dopo un fugace ritocco del massimo storico a 3397 è iniziato nel pomeriggio un selloff improvviso e non spiegabile con eventi macro continuato poi venerdì con chiusura poco sotto a 3340. In pratica una correzione di 60 punti in una giornata e mezza. Potrebbe essere l’inizio di una fase di incertezza con aumento di volatilità e fine della salita almeno per la prossima settimana. Grafico
Portafoglio Base: siamo sempre aperti con una posizione tattica ribassista Xtrackers S&P500 -1x 
Portafoglio Hedged: siamo aperti con Boost S&P500 3x Long e put vertical spread

t-Note 10yr (future marzo)
Settimana tutta in salita con nuovo massimo annuale venerdì nell’intraday poco sopra 132. Se da domani iniziasse una fase di ritracciamento sul grafico giornaliero vedremmo un doppio massimo (2/2 e 21/2) e si potrebbe delineare anche l’inizio della fase intermedia del ciclo mensile in corso iniziato il 12 febbraio. Grafico
Portafoglio Base: siamo aperti con una posizione strategica Boost Us Treasuries 10y 3x Long

PETROLIO WTI (future aprile)
Settimana rialzista con massimo a 54,66 segnato giovedì e favorito dallo scarso aumento delle scorte USA, poi venerdì inevitabile correzione al seguito dell’azionario. Ha chiuso a 53,44. Restiamo pessimisti sulla continuazione di questo rialzo che consideriamo ancora come un pullback tecnico. Grafico

ORO (future marzo)
Come anticipato nel report scorso, la fase di accumulo che aveva già evidenziato una tendenza a testare la resistenza di area 1600 ha trovato conferma questa settimana con cinque giornate consecutive di rialzo. Ha chiuso a 1642; questo prezzo è stato segnato l’ultima volta nel febbraio 2013. Ci troviamo quindi in bull market e il massimo storico del settembre 2011 a 1912 sembra ormai una meta raggiungibile in tempi relativamente brevi soprattutto se l’azionario iniziasse a correggere significativamente. Grafico
Portafoglio Base: 
siamo aperti con una posizione strategica Boost Gold 3x Long

RAME (future marzo)
Settimana debole ma di consolidamento con prezzi oscillanti fra 2,65 e 2,55. Il pullback iniziato il 4 febbraio scorso potrebbe già essere terminato.
Il rame è un buon indicatore anticipatorio dell’economia globale più affidabile del petrolio. Grafico

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ASIA
CINA SSE (indice)
Altra settimana fortemente rialzista grazie al taglio dei tassi e ad una forzatura dei prezzi malgrado i danni all’economia dell’epidemia comincino ad essere misurabili ed importanti, come ad esempio la riduzione del traffico aereo e il crollo delle vendite di auto. Ha chiuso a 3040 ritracciando l’80% della correzione iniziata a metà gennaio e terminata ai primi di febbraio.  Grafico

GIAPPONE NIKKEI (indice)
Con un GDP del quarto trimestre 2019 in forte calo il Giappone è praticamente in recessione. Tuttavia la settimana è risultata piuttosto congestionata ma altalenante con valori compresi fra 23200 e 23800 quindi senza fornire alcun segnale di sblocco della lateralizzazione in atto dal dicembre scorsoGrafico

 

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se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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