Home / Analisi mercati / La festa continua #1

La festa continua #1

Eventi & Mercati – settimana #1 (4-8 gen)

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

    • Sempre molto invitanti i venti per la navigazione nel mare magnum di Wall Street  
    • Grazie al sell off dei bond i venti in poppa si sono rinforzati
    • Per un attimo l’oro ha fatto capolino fuori dal canale ribassista ma il massacro dei bond l’ha travolto

Ottimo inizio d’anno per l’azionario: DAX, Nikkei e Wall Street ai massimi storici, Shangai schizzata fuori dal laterale, MIB che tocca i 23000 (ma poi ritraccia). Anche il petrolio continua ad incrementare prezzi e profitti per tutto il comparto (e a produrre maggiori entrate fiscali) mentre agli antipodi si sono piazzati i bond USA e l’oro venduti con decisione.

Cos’è successo? il senato ai democratici? l’uscita di scena di un presidente con turbe mentali? il lasciapassere dell’EMA al vaccino della Moderna? sicuramente tutti buoni argomenti ma …
… ma con tutto quel fragore mediatico i verbali dell’ultimo FOMC pubblicati mercoledì alle nostre h 20.00 (e “filtrati” parecchie ore prima nelle sale operative) sono passati inosservati tranne che ai big trader.

Nei verbali si legge che “… la FED manterrà inalterato l’attuale programma (QE) fintanto che non ci saranno sostanziali progressi dell’economia …” e che il criterio di valutazione dei “sostanziali progressi” sarà “… ampio, qualitativo e non basato su parametri numerici o su livelli soglia” (this judgement would be broad, qualitative, and not based on specific numerical criteria or thresholds).
E questa indeterminatezza è stata intesa dal mercato come disponibilità della FED a ridurre l’attuale QE ($120 miliardi di acquisti mensili) in modo del tutto discrezionale.

Immediatamente è tornato alla mente il cosiddetto Taper Tantrum quando Bernanke nel 2013 annunciò la fine del QE3 e i rendimenti passarono dall’1,6% al 3% in quattro mesi, da inizio maggio ad inizio settembre. Quindi questi verbali sono stati considerati come un anticipo velato di un prossimo annuncio di riduzione del QE corrente grazie ora alla disponibilità di vaccini anti-covid in grado di rivitalizzare l’economia tuttora in recessione.

Veramente interessante questo articolo che merita una lettura (e anche una traduzione): in estrema sintesi si ricorda che il tasso nominale di rendimento previsto per il 2030 è del 2,5% e nell’ultimo FOMC la FED ha previsto un rendimento del decennale per il 2021 dell’1,3% e dell’1,5% per il 2022, quindi nulla di drammatico. Tuttavia ricorda ancora che finora tutte le previsioni FED al rialzo dei rendimenti sono state errate in eccesso e che “You need to have some very good reasons to explain why a 40 year bull market in Treasuries is going to enter into sharp reverse” cioè occorre avere ottime ragioni per spiegare perchè un bull market di 40 anni (dei prezzi) dovrebbe compiere una brusca inversione.

E il tapering del QE porta inevitabilmente ad un crollo dei prezzi dell’oro: nel maggio 2013 l’oro passò da 1400 a 1200 dollari (in realtà l’oro era già in discesa libera dal settembre 2012, top a 1800 circa), poi dopo due mesi tornò a quota 1400 ma poi il downtrend riprese forza fino a culminare a 1050, bottom relativo di tipo secolare.

Quindi l’evento “imprevisto” realmente market mover della settimana è stata la netta inversione di sentiment nei confronti dei bond che ha portato alla chiusura di parecchie posizioni long e conseguente riposizionamento sull’azionario.

Interessante questa raffica di dichiarazioni su inflazione e tassi di ben cinque presidenti delle FED regionali definiti dall’autore dell’articolo (Mike Shedlock) “manipolatori di mercato che non sono mai stati capaci di riconoscere una bolla e mai ci riusciranno” (… these market manipulators … have never spotted a bubble in real time and never will).

Ed eccola la bolla messa in grafico da Daniel Lacalle e descritta come “la folle compiacenza dei partecipanti al mercato: margin debt record, multipli record (3 deviazioni standard sopra la mediana storica) e rapporti prezzo/utili e prezzo/vendite record

e la festa continua …

Indici azionari

Wall Street
C’è sempre un buon motivo per continuare la scalata a nuovi massimi: archiviate le tensioni politiche con correzioni intraday irrilevanti ora si torna a prezzare l’eventualità di un parziale disimpegno della FED a comprare bond (tapering) per cui la liquidità proveniente dalle vendite dei bond si riversa sull’azionario

SSE Shangai
Rialzo convincente con chiusura a 3570 e quindi breakout del laterale di medio periodo 3200/3500; ora il target è in area 3700 che corrisponde al doppio massimo di fine 2015 da cui si è originata una lateralizzazione “secolare” con bordo inferiore a 2500

MIB
L’indice ha ripreso a salire nettamente con massimo intraday a 23000; il sentiment euforico globale favorisce anche Little Italy e il sipario calato sul teatrino Conte-Renzi che aveva impensierito per qualche ora i big trader internazionali fanno pensare ad un prolungamento dell’uptrend sine die ma con moderazione (Piazza Affari non è Wall Street)

DAX
In queste ultime tre settimane l’indice si è dimostrato molto volatile e ora è ben impostato al rialzo avendo superato venerdì in chiusura la soglia di 14000 che è massimo storico

Materie prime

ORO future
Le chiusure di lunedì e martedì sopra 1950 hanno fatto sperare in un cambio di sentiment dei big trader ma i verbali dell’ultimo FOMC pubblicati mercoledì hanno determinato forti vendite dell’obbligazionario e l’oro ne è rimasto vittima così come spiegato ad inizio articolo con un selloff che ha segnato una chiusura a 1850; quindi il canale ribassista iniziato ad agosto prosegue anche se è stato intaccato da un movimento che col senno di poi va considerato come falso segnale rialzista (bull trap); ora si dovrebbe testare il recente minimo a 1770; supporto molto forte in area 1700

OIL WTI future
I big trader incrementano nuovamente le posizioni rialziste sia in ottica puramente speculativa, sia per la speranza di maggiori consumi (e quindi di acquisiti) dell’est asiatico col placet di un dollaro sempre molto debole; ha chiuso a 52,7; guardando al grafico mensile si nota che il canale ribassista iniziato dal doppio massimo 2018 è ancora intatto anche se sotto test; forte resistenza in area 60/63


Bond

BTP rendimenti decennale
Il culmine dell’ennesima sceneggiata politica è stato segnato il 6 gennaio accompagnato da una decisa risalita dei rendimenti fino allo 0,54%; poi, una volta ribadito che nessuno vuole anticipare le elezioni, i big trader sono tornati agli acquisti riportando il rendimento sotto di 5 punti base; tecnicamente questo movimento è irrilevante tuttavia dimostra che la grande speculazione è molto attenta alle nostre vicende politiche

t-NOTE rendimenti decennale
Il 2021 è iniziato molto male per gli investitori tradizionali (fondi con quote rilevanti di bond) che registrano dopo cinque giorni di negoziazioni una consistente minusvalenza; per le ragioni dette nel commento generale i rendimenti sono schizzati a segnare in chiusura un top relativo all’1,12%. Il crollo di tipo “secolare” dal novembre 2018 (3,25%) al luglio 2020 (0,5%) ora è terminato definitivamente salvo il verificarsi di un imponente e prolungato crollo dell’azionario che costringerebbe un ritorno verso l’asset rifugio per eccellenza, cioè i bond americani. Poichè il crollo di Wall Street non è per nulla imminente dobbiamo aspettarci altre vendite dei bond (long selling liquidation) che se continuassero con questo ritmo porterebbero il rendimento all’1,5% in pochi giorni dove potrebbe realizzarsi un primo stop per prese di profitto e poi, in mancanza di eventi contrari, potrebbe salire fino al 2% che riteniamo un livello di fortissima resistenza, molto probabilmente da considerarsi insuperabile fintanto che i rendimenti europei restano negativi.
IMPORTANTE: visto che i tassi comunque resteranno a zero per almeno un anno e che non c’è alcun annuncio di tapering, le forti vendite dei giorni scorsi anche se continuassero, dovrebbero poi stopparsi con un brusco pullback (rimbalzo a V) per le ricoperture degli short puramente speculativi e stabilizzarsi sopra 135 fino a nuovi eventi

Valute

DOLLARO USA dollar index
Mercoledì segnato nuovo bottom a 89,2 del downtrend iniziato dal top del marzo 2020 (104) seguito da un discreto pull back che ha permesso di chiudere la settimana appena sopra 90. Questo rimbalzo resta tuttavia insufficiente per modificare il pattern attuale visto che la trendline discendente superiore passa ora in area 92 e ai primi di febbraio arriverà a 91. L’interruzione di questa discesa potrebbe essere favorita da qualche comunicazione o intervento del nuovo ministro del tesoro, Janet Yellen che ha un ottimo feeling con la FED

EUR/USD future
Il cross non ha evidenziato nessuna divergenza col dollar index per cui ha realizzato mercoledì un massimo a 1,24 per poi ripiegare in chiusura a 1,2242

EUR/CHF forex
Sul breve periodo individuiamo una fascia laterale 1,075/1,090; venerdì chiusura vicino a 1,08; forte resistenza a 1,1075

§ § §

Ptf Base     –    Ptf US Stocks

Trading Money Management – TMM

§ § §

investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

Check Also

Bye bye Donald ma la bolla resta #3

Eventi & Mercati – settimana #3 (18 – 22 gen) Rassegna settimanale intermarket precedente QUI …