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La FED allenta il controllo sull’inflazione che non c’è #35

Eventi & Mercati – settimana #35 (24-28 ago)

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

  • La FED è ora disposta a non intervenire in caso di rialzo dell’inflazione
  • I mercati si sono mossi di conseguenza ma con moderazione
  • Nuovi massimi storici per SP500 e NASDAQ
  • Rendimenti in rialzo

La FED conferma le aspettative
Giovedì Powell ha annunciato che la FED ha modificato il suo mandato canonico sulla stabilità dei prezzi rinunciando ad intervenire con strette monetarie (in primis con l’aumento dei tassi) qualora l’inflazione superi il 2%. Quindi d’ora in avanti l’obiettivo principale della FED sarà la massima occupazione.

Francamente ci sembra di cogliere almeno due aspetti paradossali e inspiegabili: se è vero che l’inflazione ufficiale continua a restare sotto il 2% malgrado le migliaia di miliardi di dollari creati dal nulla e immessi nel sistema perchè ora l’inflazione dovrebbe “surriscaldarsi”? forse cambieranno semplicemente i riferimenti di calcolo facendo emergere l’inflazione reale inserendo nel paniere anche quelle componenti di costo (es. prodotti e servizi per la salute) mai considerate prima per via dei loro tassi di incremento annuali elevati?
e come può una Banca Centrale, concretamente e direttamente, garantire la massima occupazione?

In altre parole, rinunciando al mandato della stabilità dei prezzi e concentrando i suoi sforzi in via del tutto teorica sulla massima occupazione cioè su un obiettivo non raggiungibile con le misure di politica monetaria, la FED si occuperà prevalentemente di:
– assicurare al sistema tutta la liquidità necessaria per non farlo collassare (vedi l’emergenza del mese scorso fatta rientrare con l’emissione massiva di repo) e
– ridurre i casi di bancarotta
visto che questi due rischi sono tutt’altro che un’ipotesi remota.

Reazione dei mercati
In teoria un aumento dell’inflazione in primis dovrebbe spingere al rialzo i rendimenti dei bond e in via del tutto generale anche i prezzi delle materie prime e soprattutto i prezzi dell’oro.
In seconda battuta e sul breve periodo il dollaro USA dovrebbe indebolirsi ma poi, se ci fosse un incremento dei tassi, tornerebbe a rafforzarsi.
L’azionario invece si muove secondo logiche imperscrutabili e comunque sempre al rialzo visto che nemmeno una recessione peggiore di quella del 2008 e una profonda e veloce correzione nell’ordine del -30% sono riuscite ad intimorire i big trader.

Investimenti dei piccoli investitori
Secondo logica e volendo riallocare in base all’ipotesi che nel medio periodo l’inflazione USA supererà significativamente il 2% si dovrebbe:
1. incrementare le posizioni sull’oro
2. avere una posizione rialzista su un indice globale delle materie prime per poter trarre beneficio anche da possibili
aumenti dei settori agricoli, energetici e metalli industriali
3. iniziare a ridurre le posizioni speculative sui bond

In un semplice portafoglio tradizionale non dovrebbero esserci posizioni sul valutario; invece in un ptf più strutturato si potrebbe aprire una posizione ribassista sul dollaro di breve periodo e quindi con valenza tattica oppure una posizione rialzista di lungo periodo in ottica di hedging indiretto delle posizioni strategiche denominate in dollari.
Per un certo periodo potrebbero convivere nello stesso ptf anche posizioni contrapposte purchè costruite con strumenti diversi: ad esempio un ETN ribassista a leva da eliminare nel momento in cui la BCE annuncerà che è pronta ad impedire ulteriori rialzi dell’euro e uno rialzista senza leva.
Il piccolo investitore non può assumere queste posizioni direttamente sul dollar index ma deve accontentarsi di strumenti con sottostante il cambio EUR/USD.

Per le posizioni sugli indici azionari (che preferiamo ai singoli titoli per tantissimi buoni motivi) preferiamo non impaludarci in una marea di valutazioni tecniche e fondamentali sempre opinabili ma più semplicemente preferiamo definire e seguire queste regole per chi ha nuova liquidità da investire:
a questi prezzi resta liquido e attendi un cambio di sentiment
– quando inizierà una correzione significativa per cambio di sentiment potrai entrare al ribasso con posizione tattica di breve periodo
– quando la correzione inizierà a rallentare prenderai profitto chiudendo la posizione ribassista
– e infine quando la correzione sarà esaurita aprirai una posizione rialzista strategica magari da incrementare col tempo

Per le posizioni long sull’azionario USA esistenti possono essere mantenute per altri due mesi salvo correzioni anticipate. Invece le posizioni long sull’azionario europeo non capiamo perchè devono restare aperte vista la decorrelazione con Wall Street e l’imminenza di una fase correttiva importante.

Altre considerazioni si possono leggere QUI e QUI

Indici azionari 

  • Continua la decorrelazione fra indici europei (statici) e Wall Street (iperbolica)
  • e continua a Wall Street la “disproportional market breadth” cioè una situazione in cui gli indici salgono malgrado la netta maggioranza dei titoli abbiano un comportamento lateral-ribassista

NASDAQ100
Raggiunta quota 12000; dal minimo di marzo l’indice ha quasi raddoppiato

SP500
Segnato nuovo massimo proprio in chiusura a 3509; dal minimo di marzo l’indice è cresciuto del 60%

DOW JONES
Segnato nuovo massimo relativo proprio in chiusura a 28654; dal minimo di marzo l’indice è cresciuto del 57%

SSE
Settimana contrastata ma con prezzi saldamente contenuti nella fascia di lateralizzazione 3200/3500

DAX
Settimana con più forza rispetto alla precedente e nuovo tentativo di abbandonare definitivamente area 13000 ma purtroppo il nuovo bull market resta ancora solo una speranza in quanto lo sprint messo a punto mercoledì in coda a Wall Street e in attesa delle dichiarazioni di Powell è stato completamente stornato nelle due giornate seguenti riportando l’indice a 13033; resta intatta la lateralizzazione stretta fra la media a 200 gg da tempo appiattita in area 12200 e il top recente a 13330

MIB
Rispetto alla settimana precedente è cambiato praticamente nulla: debolissimo tentativo di rialzo seguito da immediata e completa correzione; chiude intorno ai 20 mila; ormai sul grafico giornaliero risulta evidente la progressiva diminuzione degli spread intraday a disegnare un triangolo laterale in contrazione che anticipa la formazione di un nuovo trend di breve, ribassista o rialzista che al momento hanno pari probabilità

Asset 

ORO
Settimana nervosa e volatile con tentativo di discesa sotto 1900 fortunatamente fallito e che ha dato luogo poi grazie all’intervento di Powell un significativo pullback che ha permesso di chiudere a 1973 quindi ancora sopra al massimo del 2011. Prende sempre più consistenza la formazione di un supporto di breve in area 1900. Fondamentale la tenuta del supporto in area 1800 dove ci attendiamo, se raggiunto, forti acquisti

OIL WTI
Altra settimana a bassa volatilità ma con tentativo di allungo e formazione di nuovo massimo relativo a 43,80; ha chiuso in area 43; l’assenza di particolari tensioni all’interno del cartello Opec, la debolezza del dollaro e le parole di Powell rappresentano un supporto importante

BTP 10
Settimana debole con prezzi che si sono riportati sul minimo del 14 agosto a 146,5 ma per ora ancora nessun segnale di inversione di breve

t-NOTE 10
Settimana contrastata con sfondamento al ribasso di 139 giovedì pomeriggio a seguito dell’intervento di Powell ma dopo poche ore sono intervenuti massicci acquisti istituzionali per scongiurare una dèbacle indesiderabile per molti; chiude a 139,28 in buon recupero ma solo nei prossimi giorni avremo maggiori informazioni sui riposizionamenti dei big trader; di certo il minimo di rendimento segnato all’inizio di questo mese resisterà a lungo; se poi si volesse considerare che da marzo si è realizzato un potenziale doppio minimo marzo/agosto in area 0,50 allora l’ipotesi di un nuovo scenario rialzista con primo target area 1,25 sarebbe da prendere in seria considerazione

DOLLARO USA
L’intervento di Powell ha determinato un forte flusso di vendite del dollar index riportando il prezzo in area 92,2; sul grafico settimanale troviamo un’ampia area di supporto fra 88 e 90 relativa al primo trimestre 2018

EUR/USD
Durante i primi tre mesi 2018 il cambio si è mantenuto fra 1,2250 e 1,25; all’epoca era intervenuto “verbalmente” Draghi a fine gennaio minacciando più o meno velatamente un intervento per interrompere l’apprezzamento dell’euro tant’è che dopo due mesi prese il via una profonda e prolungata fase ribassista favorita anche dalla politica monetaria restrittiva della FED con l’aumento dei tassi. Ora si ipotizza che il raggiungimento della psico-soglia a 1,20 possa indurre la Lagarde a lanciare qualche “monito” ed emulare il suo predecessore. Non ci resta che attendere il meeting BCE del 10 settembre e osservare se nei prossimi dieci giorni i big trader forzeranno il cross al rialzo.

Ptf Base

Trading Money Management – TMM

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investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

 

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