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Inflazione fuori controllo (grazie FED!) #23

    • Eventi & Mercati – settimana #23 (7 – 11 giu)

      Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

        • WALL STREET: incremento sorprendente dell’inflazione ma l’azionario non è sorpreso
        • AZIONARIO EUROPA:  sempre stancamente alla grande trainata dalla bolla USA
        • CINA: il partito unico comunista mobilitato contro l’inflazione e quindi contro la bolla azionaria
        • RENDIMENTI BOND: inabissati & incredibile!
        • MATERIE PRIME: greggio sempre più su

Alla fine la FED ce l’ha fatta a far salire l’inflazione, non solo negli USA ma anche in Cina. Ora la situazione è come minimo ingarbugliata e potenzialmente dirompente sia per i mercati finanziari, sia per il debito pubblico americano, ma procediamo con ordine.

Martedì si è iniziato coi dati cinesi: una bomba. Il PPI cioè i prezzi alla produzione sono decollati, è il valore più elevato dal 2008, un incredibile +9% dovuto principalmente ai forti incrementi di molte materie prime favoriti dalla debolezza del dollaro che non prezza la ripresa economica USA (evidenziata dalla crescita del GDP) mentre prezza benissimo la politica FED dei tassi azzerati.
Altrettanto sorprendente è il dato cinese dei prezzi al consumo (CPI): un misero e altrettanto sorprendente +1,3% reso possibile solo dall’intervento della politica autoritaria del partito unico che ha costretto i produttori a non scaricare i maggiori costi sul pubblico e che ora interverrà anche direttamente per calmierare i prezzi al dettaglio. Probabile che i beni primari cominceranno a scarseggiare nei negozi ma sarà possibile comunque trovarli al mercato nero. Praticamente un film già visto con esito infausto per l’azionario nel momento in cui i margini di profitto crollano; e se crolla l’azionario cinese stai certo che anche le piazze occidentali faranno crash.
Se ne parla in italiano QUI ma in inglese anche QUI e QUI.

Giovedì invece è stato il turno degli americani. Ci si aspettava un rialzo dell’inflazione ma non così elevato: il CPI (prezzi al consumo) è salito a maggio al +5% annuo (leggi anche QUI) che conferma e supera il già considerevole incremento di aprile del +4,2%.

Però Wall Street è stata nel complesso indifferentequasi incredibile, solo il DJ si è leggermente indebolito – mantenendosi sempre a stretto contatto coi massimi storici rassicurata dal fatto che la FED continuerà a mantenere i tassi praticamente azzerati a lungo secondo la narrativa che questo incremento dell’inflazione è solo transitorio. E qui si apre il dibattito e magari ci casca pure l’asino, ossia Powell.

Fondamentalmente le questioni sono due:
1. “transitorio” innanzitutto quanto tempo è? e poi siamo pronti a mettere la mano sul fuoco che la previsione di transitorietà sia corretta vista la costante incapacità della FED di fare previsioni corrette dal 2007 almeno?
2. CPI al 5% e fed fund rate prossimo allo 0% significa un tasso reale a breve negativo di quasi il -5%, ergo: ma per quanto tempo è sostenibile una distorsione così eclatante fra realtà e finzione (cioè manipolazione)?

Per questo analista non ci sono dubbi: questo aumento di inflazione non è per nulla transitorio e durerà fintanto che la FED non farà quello che dovrebbe fare qualsiasi banca centrale in situazioni simili: rialzare i tassi al più presto e iniziare a fare tapering cioè a ridurre gli acquisti di titoli vari (bond, ETF e altri).

Probabile che i nodi (cioè le profonde distorsioni dei mercati e dell’economia create dalla FED e dagli aiuti di Stato per tamponare gli effetti recessivi della pandemia da covid) stiano venendo al pettine tutti insieme, sono diversi e concatenati; vediamoli sulla base di due ipotesi dipendenti dal comportamento della FED nel FOMC di mercoledì prossimo.

Prima ipotesi: se la FED iniziasse solo a prendere in esame il rialzo dei tassi e il tapering per contenere l’inflazione Wall Street inizierebbe a correggere (e noi interverremo di conseguenza sia sul ptf Base che su quello azionario USA), il dollaro dovrebbe rivalutarsi, i rendimenti dei bond dovrebbero tornare a salire, le materie prime in genere e l’oro dovrebbero deprezzarsi. Poi il giorno in cui i tassi verranno rialzati il costo del debito pubblico per interessi comincerà ad espandersi e in sede di Congresso inizierà una lotta spietata fra democratici e repubblicani sui timori di un bilancio statale in odore di default e col rischio che alle elezioni di medio termine del 2022 si riaffacci il quasi defunto (politicamente) Trump.

Seconda ipotesi: la FED di fatto ignorerà il +4,2% e il +5% del CPI di aprile/maggio ribadendo la favola di un’inflazione che tornerà a scendere nel breve periodo; i mercati cancelleranno nuovamente tutti i loro timori e la bolla dell’azionario e delle materie prime continuerà indisturbata ma con grave disappunto dei cinesi.

In sintesi: o ci pensa la FED a raffreddare l’inflazione pagando un accettabile scotto in termini di correzione dei mercati finanziari o ci penseranno i cinesi a destabilizzare i mercati.

Una cosa però è certa: il rendimento reale del t-bill a tre mesi attualmente negativo del -4,97% è una distorsione epocale che non può durare a lungo

Lo stesso dicasi per il t-note decennale ora con rendimento negativo del -3,55% visto l’ultima volta quarant’anni fa

 

Indici azionari

USA future
DJ e NASDA100 in totale divergenza: il primo dopo aver testato lunedì il massimo storico ha inanellato quattro giornate successive tutte al ribasso, esattamente l’opposto del secondo. SP500 avendo un gran numero di componenti quotati al Nasdaq ha ritoccato giovedì il massimo storico segnando nell’intraday 4239,50 in concomitanza col rilascio dei dati sull’inflazione galoppante. Incredibile!
Oppure è credibile nella misura in cui si vuol credere alla temporaneità dell’inflazione

SSE Shanghai
3590: settimana in totale congestione con piccoli movimenti intorno a 3600 quindi è prevalsa grande cautela visti i dati preoccupanti sull’incremento dei prezzi alla produzione; d’ora in poi è da considerare come il primo indice in grado di anticipare/segnalare una nuova massiccia correzione dell’azionario globale

MIB
25717: inizio di settimana col botto tant’è che martedì è stato segnato il nuovo massimo annuale a 25800; sono poi seguite tre giornate di assestamento con modeste prese di profitto; rispetto alla settimana precedente si guadagnano altri 200 punti circa

DAX
15693: settimana in altalena con chiusura identica a quella precedente grazie al pull back rialzista di venerdì che si riporta a ridosso del massimo annuale; gli effetti positivi della riunione della BCE di giovedì sono stati rimandati al venerdì vista la reazione positiva di WS ai dati sull’inflazione

Materie prime

ORO future
1879: altra settimana volatile, praticamente alti e bassi a ripetizione ma nel complesso le quotazioni si sono leggermente indebolite rispetto alla settimana precedente; con l’inflazione USA sparata, tassi a breve quasi azzerati e dollaro in perenne debito di ossigeno l’oro dovrebbe decollare, e invece al momento viene tarpato; se i mercati si convincessero che il forte rialzo dell’inflazione non è temporaneo l’oro dovrebbe tornare a superare area 2000; notare che il bull market iniziato nell’ottobre 2019 – grazie al contenimento dei mesi scorsi in area 1700 della forte correzione – è intatto; interessante come sempre l’analisi di Mish che mette in relazione i tassi reali col prezzo dell’oro

OIL WTI future
70,78: settimana tutta al rialzo con un nuovo massimo annuale a 71,24 segnato venerdì; il doppio massimo del luglio/ottobre 2018 in area 75 è il prossimo target, Wall Street e dollaro permettendo …

Bond

BTP rendimenti decennale
0,75%: settimana con rendimenti a picco cioè titoli comprati a manetta; anche questo comportamento è anomalo visto il denaro che corre sull’azionario e quindi correlazioni intermarket canoniche saltate (potenza del QE by BCE); nel report precedente si diceva: “… il ritracciamento fibonacciano del 50% corrisponde ad un rendimento dello 0,79% e qui collochiamo un inflection point visto che in quest’area cadono anche i top relativi del 25/2 e del 20/4 ” bene, ora il ritracciamento ha superato di poco il 50% per cui prossimo target in area 0,6%

t-NOTE rendimenti decennale
1,45%: anche negli USA si è riaperta la caccia ai bond tant’è che da una settimana all’altra si sono persi 11 centesimi, praticamente un’enormità considerando il dato sull’inflazione al 5%. Ancora: incredibile!

Valute

DOLLARO USA dollar index
90,49: settimana piuttosto contrastata con tendenza all’indebolimento ma grazie al pullback di venerdì i prezzi  hanno ripreso una minima distanza dalla psico-soglia di 90; nel complesso il dollaro resta sempre molto debole favorendo le quotazioni delle materie prime che concorrono in buona misura al rialzo del PPI cioè dei prezzi al produzione; finché il dollaro resta debole i prezzi al consumo (CPI) non potranno scendere significativamente dagli attuali livelli (5% ufficiale, molto di più quello reale)

EUR/USD future
1,2131: settimana con oscillazioni comprese fra 1,21 e 1,22; primo supporto in area 1,20; area 1,24 è resistenza forte

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Ptf Base     –    Ptf US Stocks

Trading Money Management – TMM

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investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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