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Euro, BTP e lotteria Italia: prima e dopo il voto

Per non dimenticare come eravamo…

Durante il nuovo rinascimento italico della seconda metà del XX secolo i primi titoli di Stato erano a premio, prassi entrata sempre più prepotentemente nei modus operandi governativi visto che il popolo – avendo perso da tempo gli spettacoli dei gladiatori e dovendo attendere ancora anni per avere una lotteria televisiva di fine anno e decenni prima che il calcio (inteso come sport) potesse coaugulare intorno a sè un fiorente mercato di scommesse –  già aveva una particolare predisposizione al rischio di perdere denari in cambio di promesse di guadagni facili. Vedi ad esempio le cartelle fondiarie CARIPLO antesignane dei bond subordinati.
Ecco uno stralcio di una legge del febbraio 1958, impreziosita da uno strafalcione semantico, che ci aiuta a capire anche le radici storico-culturali del detto “giocare in Borsa”:

Decreto-Legge convertito dalla L. 23 febbraio 1958, n. 84 (in G.U. 05/03/1958, n.56)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
... Ritenuta  la  straordinaria necessita' e l'urgenza di consentire ai
possessori  di  buoni  del  Tesoro novennali 5% - 1959 di ottenere il
rinnovo  di  detti titoli nonche' di costituire in Fondo destinato al
graduale acquisto sul mercato di buoni del Tesoro novennali; Decreta:
                               Art. 1.
  E'  data facolta' ai possessori dei buoni del Tesoro novennali 5% a
premi  -  1959  di  chiedere  il rinnovo, anche anticipato, dei buoni
stessi  qualora  non  intendano provvedere alla loro riscossione alla
scadenza del 1 aprile 1959.
  In  corrispondenza  dell'operazione  di  rinnovo il Ministro per il
tesoro  emettera',  con l'osservanza delle norme di cui alla legge 27
dicembre  1953,  n.  941,  buoni  del Tesoro novennali con scadenza 1
gennaio  1968,  che  godranno,  oltre ai premi da assegnarsi mediante
sorteggi  annuali,  anche di uno speciale premio di rinnovo, previsto
dal successivo art. 2.
Art. 2.
  Il premio di rinnovo previsto dal precedente art. 1 sara' ... corrisposto all'atto del
rinnovo,  salvo la facolta' per il Ministro medesimo di assegnare una
quota  parte  di  esso mediante estrazione a sorte da effettuarsi non
oltre sei mesi dopo la chiusura delle operazioni...

Notare:
1. la “straordinaria necessità” di emettere nuovo debito pubblico per ripagare quello in scadenza
2. lo stile da imbonitore costellato di premi (per avere anche i cotillions il popolo dovrà attendere nuovi governi ispirati al Roi Soleil con relative cene eleganti in stile burlesque)

… e come siamo oggi
Leggendo questo testo di fonte autorevole, odierno ma non sufficientemente aggiornato in tema di programmi dei partiti e movimenti, è possibile che a qualcuno venga voglia di scommettere sui mercati finanziari con ETF negoziati su Borsa Italiana o con derivati negoziati su Eurex o CME.
La tesi di Bloomberg è semplice e arcinota: se vincessero gli anti-eurepeisti l’euro e i BTP vengono venduti per punire un’Italia garibaldina che non vuole mantenere il suo ruolo di gregario all’interno della UE.
Se invece vincesse la coalizione di centro-destra allora la speculazione darebbe un forte segnale rialzista.
Potrebbe anche essere, quando si tratta di lotteria non puoi certo prevedere per via razionale quale sarà il biglietto vincente.

Tuttavia occorre ricordare che quello che conta non sono tanto le percentuali di voto ma i seggi in Parlamento e per sapere quale sarà la composizione definitiva delle forze (e debolezze) politiche bisognerà attendere il 6 marzo.
Vuoi scommettere che saranno ancora alcuni seggi controllati da potentati locali ad avere ritardi di trasmissione dati al Viminale?
e i quattro milioni potenziali di voti estero-vestiti che non hanno la minima garanzia di autenticità quando verranno contabilizzati?
Quindi la probabile volatilità del cross eurusd e del future BTP durante le prime ore del 5 marzo sarà esclusivamente un ballon d’èssai perchè la speculazione, non avendo dati sufficienti per valutare compiutamente le conseguenze del risultato elettorale, sarà pronta ad invertire le proprie posizioni man mano che il quadro parlamentare andrà a completarsi.

Altro elemento di grande incertezza sul comportamento della grande speculazione (non evidenziato per povertà intellettuale dell’estensore del suddetto testo “autorevole”) deriva dalla doppia natura della coalizione di centro-destra dove una metà abbondante dei partecipanti viene considerata “anti-europeista” mentre l’altra metà minoritaria dovrebbe essere “moderata”. Di conseguenza un’altra domanda il piccolo trader dovrebbe porsi volendo scommettere fra oggi e domani sui mercati finanziari: vincendo la coalizione di centro-destra la grande speculazione porterà subito gli asset al rialzo (“felicità” per estromissione dei 5 Stelle) e poi al ribasso per i timori che il centro-destra possa sfaldarsi in poco tempo al primo confronto serio interno su un tema a piacere: immigrati, pensioni, agricoltura…?

Ma poi perchè dovrebbe essere penalizzata una politica “anti-europeista” ormai depurata da slogan fantascientifici e approdata finalmente al buon senso?
Lega e 5 Stelle sono chiarissimi in proposito: vogliono solo rinegoziare certi trattati e accordi per ottenere in prospettiva un viatico verso un possibile terzo rinascimento italico.
Di uscita dall’euro non se ne parla più, non per censura ma perchè semplicemente si è capito e accettato che i vincoli contratti con la UE in materia valutaria sono granitici e forieri di penalizzazioni pesanti e variegate in caso di trasgressione, basti pensare ai maggiori costi per interesse sul debito pubblico di nuova emissione che graverebbero sui nostri conti visto che la grande speculazione non esiterebbe a vendere a raffica per settimane i derivati sul BTP e le società di rating non esiterebbero a praticare ulteriori declassamenti.
Le domande di certi giornalisti rivolte ai rappresentati “anti-europeisti” del tipo: ” … ma voi volete uscire dall’euro?” più che tendenziose sono anche stupide perchè confondono una valuta con un sistema di governo. Siccome non si può tornare alla lira restando nella UE la domanda corretta sarebbe:
“… ma voi, per uscire dall’euro, intendete rompere i trattati internazionali che ci legano (mani, piedi e altro…) per tornare alla piena sovranità nazionale?”.
Nessun giornalista indipendente potrà mai formulare una domanda tanto chiara perchè la risposta sarebbe oggi una fucilata: “prima si prova a rinegoziare qualcosa di utile per promuovere la nostra crescita economica e occupazione e poi vedremo…”
E comunque al di là dei trattati granitici è ovvio che nessun governo italo-antieuropeista non contaminato da malattie mentali contagiose potrà mai tornare alla lira senza prima aver risanato i propri conti pubblici e bonificato la politica centrale e locale da corruzione, mafie, clientelismi, sprechi da incompetenza ed evasione fiscale protetta.
Come in una partita a scacchi condotta da giocatori bravi, prima di tentare lo sfondamento dell’arrocco si deve aver ottenuto quantomeno un vantaggio in termini di sviluppo posizionale. Purtroppo la nostra classe politica finora ha cercato e ottenuto solo vantaggi per lo sviluppo personale e la percezione del popolo sui misfatti della politica è sentenza per ora inappellabile: “sono una casta privilegiata con immunità parlamentare e licenza di depredare e talvolta anche di delinquere“.

 

 

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