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Covid-19 potenziale distruttore di bull market #9

Eventi & Mercati – settimana #9 (24- 28 feb)

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

 

“… Panico che potrebbe essere dietro l’angolo”  questo si scriveva nel report scorso.

Qui sotto il settimanale dell’indice SP500: dal massimo storico di mercoledì 19/2 correzione del -15,8% (misura top/bottom intraday degli estremi). Correzione avvenuta in sole sette giornate di contrattazione, non si vedeva un crollo simile dal fallimento Lehman (2008)


e qui il giornaliero per evidenziare che l’80% di questa correzione (-12,4%) è a carico della settimana appena trascorsa 

Detto questo i big trader considerano questa violentissima correzione come una semplice pausa del perenne trend rialzista di Wall Street per cui il bull market tecnicamente è ancora intatto.

Esiste una convenzione consuetudinaria, trasmessa originariamente di bocca in bocca da padre in figlio, del considerare che dal -10% al -20% è solo correzione e che oltre il -20% è inversione con fine del bull market. Idee contrastanti invece come definire un calo fino al -10% (trend “diversamente” rialzista?).
Ironia a parte dovrebbe essere chiaro che questa è pura semantica ad uso e consumo dei privati investitori al fine di calmierare il panico e lasciare quindi che i capitali investiti al rialzo restino posizionati almeno fino ad una perdita del -20%. In altre parole fino a quando il selloff non supera il -20% la parola d’ordine dei fondi è “va tutto bene carissimo sottoscrittore delle mie quote, di che ti preoccupi? tanto fra qualche mese si tornerà a fare nuovi massimi...”
E finora a Wall Street questa previsione si è sempre avverata anche se a volte si è dovuto attendere qualche anno invece di qualche mese.
Invece nella Little Italy senza spina dorsale il ritorno ai massimi del 2000 (area 50 mila) e del 2007 (area 44 mila) resta argomento interessante solo per gli autori di fantascienza.

Cosa succederà nell’immediato futuro? solo gli algoritmi dei sistemi di trading lo sanno.
Vedi ad esempio cosa è successo venerdì al mercato dei derivati CME a borse chiuse: forte pullback del future SP500 in short covering per monetizzare i guadagni della settimana per cui indice chiuso a 2954 e future chiuso a 2988 con top negli ultimi minuti a 2998. E notare anche che venerdì il ribasso si è fermato sul ritracciamento del 50% calcolato fra top 2020 e minimo 2018. Potenza degli algos.

Ma gli algoritmi non sono definiti solo per forzare i prezzi in senso manipolativo, vengono definiti anche in funzione di eventi macro. Al momento riteniamo che i fattori chiave da prendere in considerazione per l’azionario siano essenzialmente tre:
dati economici, in particolare quelli cinesi e già ieri a mercati chiusi sono stati diffusi numeri quasi catastrofici

– diffusione epidemia in Europa
– diffusione negli USA

Il focolaio europeo è Little Italy (torniamo a chiamarla così per la dabbenaggine politica con cui si è gestita la faccenda) e quindi è logico attendersi che i Paesi furbi come Francia e Germania saranno costretti a rilevare un maggior numero di casi per non cadere nel ridicolo ma tenendo sotto controllo il panico interno ed internazionale.
Negli USA invece si è iniziato da poco con l’allarmismo, utile anche per far diminuire il consenso a Trump il quale ha reagito prontamente dicendo che i test “federali” sono poco attendibili e quello che conta sono solo i numeri che darà lui nei suoi tweet… Ma negli USA la questione vera è un’altra: il test al momento costa circa 3000$ e milioni di persone (classi povere) sono costrette a pagare in proprio e mai lo faranno, per cui la diffusione dell’epidemia è garantita e sarà sbandierata dai democratici sperando in questo modo di sfrattare Trump dalla Casa Bianca.

In altre parole, fintanto che qualcuno non comunicherà al mondo di aver trovato un antidoto efficace contro il bat-virus sapendo che dalla prima certificazione di efficacia alla distribuzione in ospedale passeranno tanti mesi da ora, riteniamo che il bullmarket sia a rischio di scomparsa.
Tuttavia vista la volatilità attuale non sono da escludere giornate rialziste per la prossima settimana ma dovrebbero essere intese solo come prese di profitto o forzature per creare falsi segnali di acquisto.
Da monitorare quindi il livello chiave del -20% corrispondente a:
– 2708 per SP500
– 7854 per NASDAQ100
– 23253 per DOW JONES

Queste soglie dovrebbero essere raggiunte e superate se arrivasse un’altra valanga di dati economici/epidemiologici negativi che verrebbe intesa come conferma dell’entrata in recessione di molti Paesi occidentali e di una drastica caduta del PIL cinese con forte rallentamento economico globale.

Poi una volta in bear market ci si chiederà quando e a quali prezzi si riprenderà a salire in modo duraturo, ma solo maghi e millantatori tenteranno di dare dei numeri. L’evoluzione dei mercati dipenderà sempre da algoritmi tarati esclusivamente per accentuare i ribassi e per prendere profitti di tanto in tanto (pullback tecnici) e la loro riprogrammazione in senso rialzista di medio/lungo periodo avverrà solo quando ci saranno segnali di uscita dalla nuova recessione che dovrebbe colpire anche gli USA.
L’eventuale taglio dei tassi USA al meeting FOMC di marzo, ora molto probabile mentre fino ad una decina di giorni fa di probabilità ne aveva pochissime, verrà vista dai mercati più come conferma dei pericoli recessivi che come un’opportunità per comprare l’azionario.
A Wall Street si è sempre considerata la FED come dea protettrice dai ribassi forti e prolungati ma temiamo che questa volta, con una pandemia sempre più evidente, le Banche Centrali potranno fare ben poco.

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ITALIA
MIB (indice)
E così fu che l’area 25000 si è dimostrata resistenza invalicabile per la quarta volta dal 2009. Quindi sul grafico mensile leggiamo ora un quadruplo massimo a rafforzare l’ipotesi che più di così non si può fare. Tuttavia guardando il mensile dal minimo del 2012 è innegabile che si è disegnato un triangolo rialzista che permane anche dopo questo crollo settimanale, per cui sarà gioco facile per i responsabili del risparmio gestito convincere i loro clienti a non chiudere le posizioni rialziste.
Anche guardando al breve periodo si nota che la chiusura di venerdì a 21984 non ha ancora bucato la trend rialzista con origine dicembre 2018 e tangente al minimo del maggio 2019 e ora pure a contatto col minimo di venerdì. Siamo quindi su un livello critico considerando anche la netta scalfittura della media a 200 gg avvenuta sempre venerdì.
L’eventuale prosecuzione del ribasso cancellerà l’attuale scenario rialzista con la sostituzione di un nuovo scenario lateral ribassista per il breve periodo. Ora il primo supporto importante è in area 21 mila dove passa la media 200 settimanale, vi è un punto importante di ritracciamento fibonacciano e si notano forti volumi di scambio pregressi. Grafico
Portafoglio Base: per ora operiamo solo con SP500, entreremo anche col MIB in se si creasse una qualche decorrelazione strutturale con SP500

BTP decennale (future marzo)
La decorrelazione coi bond USA evidenziata nel report scorso in relazione all’espansione dell’epidemia nostrana ha trovato conferma con un ribasso continuo fino a 144,4 (minimo intraday di venerdì) mentre BUND e bond USA continuavano il loro decollo verticale. Interessante comunque il fortissimo pullback di venerdì che ha permesso di chiudere a 146,35 per arrivo di acquisti di sostegno (forse c’è lo zampino della BCE ma non disponiamo di notizie certe) che si sono amplificati anche per l’opportunità derivante dall’incremento dei rendimenti un po’ come nella consuetudine USA a proposito del buy the dip per l’azionario. Grafico
_______________
ATTENZIONE
L’investitore tradizionale deve fare un bagno di realismo e accettare che anche i titoli di Stato italiani non offrono più rendimenti reali positivi per cui comprare BTP significa solo assumere posizioni speculative al rialzo.
L’incremento di capitale derivante dall’incasso delle cedole è solo teorico in quanto la tassazione e le spese bancarie tendono ad azzerare gli introiti.
I fondi pensione “garantiti” e i fondi obbligazionari puri ora sono completamente in balìa della volatilità, dei costi opachi e delle (in)capacità dei manager gestionali, esattamente come i fondi che trattano l’azionario.
Stabilito che l’acquisto di BTP da parte di un privato per ottenere un rendimento reale positivo dalle cedole è prospettiva vana e quindi comportamento errato, ne deriva che questa operatività ha sempre senso ma è da intendersi unicamente come posizionamento rialzista finalizzato ad ottenere un guadagno in conto capitale. Esattamente come l’investimento in azioni. E per ottenere questo risultato occorre che i titoli acquistati:
1.  incrementino il loro valore
2. vengano venduti in guadagno e obbligatoriamente prima della scadenza
Tenere i titoli fino a scadenza significa quasi sempre regalare soldi alla banca, ottenere un rendimento reale negativo e per quelli con scadenze lontane (oltre i cinque anni) ci si assume anche un maggior rischio di ristrutturazione del debito pubblico (il possibile ricorso al MES da parte del governo comporta inevitabilmente l’applicazione delle Clausole di Azione Collettiva da parte degli investitori istituzionali) e quindi di perdita.

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EUROPA
DAX (indice)
Anche il DAX ha perso quasi il 15% chiudendo a 11890 e bruciando aree di supporto importanti. Ora resta solo area 11500 a far da barriera ad una probabile estensione ribassista con primo target il minimo del dicembre 2018 cioè 10300. Grafico

BUND 10yr (future marzo)
E’ in crescita iperbolica da settimane e venerdì è arrivato a 177,8 con rendimento negativo di -0,6%. Non è il minimo storico ma siamo vicini. Il ciclo mensile prosegue quindi nella prima fase; con la situazione attuale il ritracciamento che seguirà a terminare il ciclo potrebbe anche essere di scarsa ampiezza.  Grafico
Portafoglio Base: per ora operiamo solo col t-note, entreremo anche col bund se si creasse una qualche decorrelazione strutturale col t-note 

EURO (future marzo)
Dal minimo annuale segnato il 20/2 si è originato un forte pullback a V che ha ritracciato la metà della gamba ribassista iniziata il 31/12/19. Ha chiuso a 1,1037. Ampia fascia di resistenza fra 1,11 e 1,12. Grafico

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USA / Materie prime
SP500 (future marzo)
E’ caduto verticalmente per tutta la settimana fino a segnare venerdì un minimo a 2853 da cui poi è partito un rapidissimo pullback portandosi in chiusura ad un soffio dai 3000. Consideriamo l’area 2800/2900 come supporto importante con valenza di medio periodo. Grafico
Portafoglio Base: siamo sempre aperti con una posizione tattica ribassista Xtrackers S&P500 -1x 
Portafoglio Hedged: siamo aperti con Boost S&P500 3x Longput vertical spread e micro-future short

t-Note 10yr (future marzo)
Crescita assolutamente iperbolica con nuovo massimo raggiunto venerdì a 134,92 e nuovo minimo di rendimento all’1,16%.  Probabilità del 95% che al FOMC  del 18 pv ci sarà un taglio di 25 punti base. Grafico
Portafoglio Base: siamo aperti con una posizione strategica Boost Us Treasuries 10y 3x Long

PETROLIO WTI (future aprile)
Segue come un’ombra l’azionario per cui la settimana è risultata totalmente ribassista con minimo annuale segnato venerdì a 43,85 uguagliando il minimo del dicembre 2018. Ha poi chiuso in recupero a 45,26.  Il nostro pessimismo espresso nel report scorso ha trovato conferma e lo scenario è ora ribassista. Potremmo essere comunque vicini ad un pullback anche significativo che andrebbe a chiudere un ciclo annuale che al momento risulta neutrale. Grafico

ORO (future marzo)
Comportamento del tutto inatteso con un vero crollo delle quotazioni venerdì. Infatti lunedì aveva formato uno spike da paura con nuovo massimo a 1686 ma poi sono seguiti tre giorni piatti intorno a 1640 e già questo comportamento risultava del tutto anomalo visto l’andamento dell’azionario. Ma la sorpresa è venuta venerdì con una discesa fino a 1524 per poi chiudere a 1582. Probabile che qualche grosso operatore tipo hedge fund abbia dovuto monetizzare i guadagni o semplicemente eliminare la marginazione su oro per mantenere aperte posizioni in derivati con sottostante azionario. Quindi una questione puramente tecnica magari riguardante anche un unico big trader ma che la dice lunga con quale facilità i prezzi vengano forzati. Grafico
Portafoglio Base: 
siamo aperti con una posizione strategica Boost Gold 3x Long

RAME (future marzo)
E’ continuata la fase discendente ma senza strappi; primo target il minimo annuale a 2,50. Ha chiuso a 2,55.
Il rame è un buon indicatore anticipatorio dell’economia globale più affidabile del petrolio. Grafico

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ASIA
CINA SSE (indice)
Settimana iniziata debolmente e proseguita fino a giovedì senza particolari tensioni, solo un normalissimo arretramento dopo settimane di crescita iperbolica. Ma venerdì sono mancati i sostegni governativi e il libero mercato ha riportato alla realtà l’indice con il crollo di venerdì a 2880 che è un livello di supporto.  Grafico

GIAPPONE NIKKEI (indice)
Anche il Nikkey ha seguito come un’ombra Wall Street sprofondando per tutta la settimana segnando venerdì un minimo a 20916. Malgrado questa forte correzione il pattern di lungo è ancora rialzista. Grafico

 

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se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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