Home / Analisi mercati / Bear market, Depression & Apocalypse from now on #11

Bear market, Depression & Apocalypse from now on #11

Eventi & Mercati – settimana #11 (9-13 marzo)

 

Rassegna settimanale intermarket precedente QUI

________________________________________________________________________________________

Il bull market è finito. 
Il ribasso dell’11,5% di giovedì scorso dei future sugli indici azionari USA ha spalancato le porte del recinto dell’orso
rimasto ingabbiato fino al 20 febbraio, giorno del massimo storico

   Al di là delle metafore borsistiche più o meno spiritose la situazione è veramente drammatica. Già ora si può parlare di DEPRESSIONE per l’Italia con milioni di nuovi disoccupati a breve e decine di migliaia di attività commerciali, industriali, artigianali e professionali che si estingueranno entro l’anno. E malgrado queste prospettive noi italiani abbiamo ancora bisogno di essere autorizzati dalla Commissione UE per finanziare questa crisi epocale (ci è stata concessa solo una “flessibilità parziale”) e veniamo pure presi in giro dalla tragica farsa della Von der Leyen che ci lancia un appello di benevolenza in un italiano contraffatto. A quanti di noi nell’ascoltarla e vederla è scappato un pensiero del tipo: “ma chi credi di prendere per il c..o razza di tr..a che non sei altro!” ?

    All’appello della prossima débacle manca ancora gran parte dell’Europa – Germania, Francia e Inghilterra in primis – che hanno pianificato di perdere fisicamente buona parte della propria popolazione pur di non ricorrere alle misure restrittive già messe in atto da Italia e Cina per cui per qualche settimana ancora sembreranno Paesi virtuosi. Siamo sicuri che è solo questione di tempo, poco tempo, ma la UE – questa UE – è destinata allo sfascio. Per tenere in piedi la baracca-UE in questo mondo dove la finanza virtuale condiziona mortalmente il destino delle nazioni deboli (per ora è toccato alla Grecia) è unicamente la BCE che potrebbe allentare lo stress di un’economia in rapida recessione stampando denaro dal nulla per finanziare banche e governi ad libitum e ritardare o evitare la disfatta della UE. Ma non lo farà.

   La Lagarde lo ha dimostrato con quelle parole sprezzanti e distruttive di giovedì scorso a proposito dello spread, allora dobbiamo concludere o quanto meno sospettare che dietro questo approccio si cela una strategia tutta francese per eliminare fisicamente un concorrente commerciale temibile, l’Italia, che avendo una grande debolezza strutturale dei conti pubblici sarebbe un gioco da ragazzi relegarla nei junk bond. E i sicari delle agenzie di rating aspettano solo il momento “buono” – o un ordine – per colpirci ed affondarci. Ma dovranno fare bene i conti perchè l’Italia non è la Grecia e in Italia cova un sentiment anti-europeo che sfocerà con un nuovo governo capace anche di non rispettare una serie di principi costituzionali, come il pareggio di bilancio che è stato introdotto recentemente solo per le pressioni della UE. A quanti di noi non è scappato anche il pensiero che Lagarde e Von der Leyen pari sono?

   Ora anche il Sudamerica sta iniziando ad essere travolto dall’epidemia. Ma la vera mina nucleare vagante sono gli USA. L’attuale sistema sanitario USA che garantisce cure gratuite in base ad un contratto assicurativo privato stipulato da una minoranza di residenti potrebbe dimostrarsi assolutamente insufficiente per contenere le decine di milioni di contagi attesi (frutto di un regime di governo filo-apartheid) che produrranno milioni di decessi. Sarà allora DEPRESSIONE GLOBALE come se fossimo tutti coinvolti in una nuova  guerra mondiale, ma a differenza dell’ultima anche gli USA ce l’avranno in casa. Un’altra differenza importante da tenere in considerazione: le guerre vere provocano danni materiali a edifici e infrastrutture la cui ricostruzione determina poi un incremento di lavoro e PIL Invece questa epidemia distrugge solo vite umane, come la bomba a neutroni, lasciando praticamente poche speranze per un ritorno alle condizioni di vita ante-pandemia della stragrande maggioranza degli umani ancora viventi.

Cenni di cronaca finanziaria

La fine del bull market è iniziata venerdì 21 febbraio con un ribasso deciso ma contenuto. Nulla a confronto di quello che sarebbe venuto dopo.
Da allora sono passate tre settimane, la prima e la terza devastanti per l’ampiezza dei ribassi, la seconda altrettanto devastante ma per volatilità.
Il crollo epocale di giovedì scorso di tutti gli indici occidentali e primo fra tutti quello del nostro povero MIB, alimentato anche dalla criminalità finanziaria della BCE che si è evidenziata nell’ultimo meeting di politica monetaria, ha portato Wall Street e gli indici europei ben oltre il fatidico -20% che segna (convenzionalmente ma anche operativamente) la linea di demarcazione fra correzione e mercato orso.
L’indice SP500 ha segnato giovedì un minimo a 2479 cioè -27% dal massimo annuale e poco è servito il nuovo annuncio a sorpresa della FED lo stesso giorno verso le 19.00 di una nuova massiccia immissione di liquidità.

  Ma venerdì una “sorpresa“: intorno alle 20.30 italiane Trump parla in conferenza stampa dicendo due cose che i mercati, o meglio i sistemi automatici di trading tarati sulle parole, hanno considerato come segnali operativi:
1. il primo ribassista emergenza nazionale  e per qualche secondo è seguito un crollo
2. il secondo fortemente rialzista  50 miliardi per sostenere l’economia e i future (Wall Street intesa come NYSE era già chiusa) hanno rimbalzato immediatamente segnando in chiusura un +9,5% incrementando del +7% circa dai livelli pre-conferenza. Il future marzo ha chiuso a 2653 pari al -22%. Quindi malgrado il rialzo giornaliero monstre che non si vedeva dal 2008 si è rimasti ancora in territorio “orso”.

   Domanda d’obbligo: come proseguirà la prossima settimana? In tempi normali avremmo previsto una sostanziale congestione fino a mercoledì h. 19.00, quando il FOMC pubblicherà le decisioni in fatto di tassi e le previsioni economiche e monetarie per i prossimi tre anni. Ma siccome siamo in tempi eccezionali non ci stupiremmo se anche per i prossimi tre giorni ci sarà altra forte volatilità e volatilità in soldoni significa forti oscillazioni giornaliere in entrambe le direzioni.

   Il forte rialzo dei future USA in chiusura potrebbe anche proseguire domani ma attenzione a non scambiarlo per un’inversione a V come ne abbiamo già viste.  Si tratterà invece della classica reazione tecnica per short covering cioè prese di profitto derivante dalla chiusura delle posizioni ribassiste. E questo pullback potrebbe anche già aver prezzato un taglio dei tassi USA di altri 75 punti base nel senso che al momento dell’annuncio non ci sarà una nuova impennata rialzista. Solo la ripresa di un QE ampliato e magari un taglio di 100 punti potrebbero spingere alcuni grossi trader a forzare ulteriori rialzi ma che avrebbero ben poche speranze di trasformarsi in vera inversione. Lo classificheremmo come un bear market rally cioè come un forte movimento contrario alla tendenza ribassista primaria di medio/lungo periodo ma di durata limitata, cioè di breve periodo che una volta esaurito non lascerà posto ad una lateralizzazione ma ad una continuazione ribassista con formazione di nuovi minimi. Minimi pari almeno al -50% rispetto ai massimi di tre settimane fa. E il -50% di SP500 è uguale a 1700.

Tantissimo ci sarebbe da dire sugli indici azionari europei, in particolare per il nostro disgraziato MIB che ha segnato in un’unica giornata il top record del -17%. Lo stesso per i bond, in particolare per l’altrettanto disgraziato BTP massacrato dalla Lagarde. Ma i bond americani non sono da meno visto che sono entrati in implosione, cioè in bolla esplosa, creando così una gigantesca decorrelazione con la politica monetaria e col loro stato di asset rifugio. Ma preferiamo rimandare le analisi tecniche quando ci sarà un calo di questa volatilità da paura.
E l’oro non se la passa meglio: stiamo assistendo ad una decorrelazione esplosiva fra future e fisico: crollo dei primi e spasmodica richiesta di lingotti che mancano (o che vengono fatti mancare). Vuoi vedere che dopo la scomparsa dell’euro tutte le valute primarie yuan compreso dovranno tornare al gold standard? e chi in questi anni ha tesaurizzato di più? Cina.
Il petrolio dopo l’affossamento dei prezzi deciso a tavolino dagli arabi come ritorsione verso la Russia che non vuole tagliare la produzione chiude venerdì con un filo di speranza rialzista più che altro collegata al pullback dell’azionario anche se qualcuno la pensa diversamente.
E infine il dollaro USA che riprende ad indebolirsi grazie alla FED creando ovviamente sconcerto per chi vuol capirci qualcosa nei cross valutari: per quale motivo dovrebbe rafforzarsi l’euro contro dollaro? nessuna ragione macro, l’euro più presto che tardi scomparirà, ma intanto valgono le regole dell’aritmetica: se il denominatore cala allora il valore del rapporto cresce. Da prendere solo come una distorsione fra finanza virtuale e realtà.

§ § §

L’epidemia di COVID-19 avrà un impatto tremendo sulle economie dei Paesi occidentali, peggio degli esiti della crisi finanziaria del 2008 e forse anche di quella del ’29. Si prospettano scenari apocalittici – apocalypse from now on – ma speriamo con tutto il cuore di sbagliarci ad essere così pessimisti

Però siamo costretti a registrare come già previsto nel report scorso che le Banche Centrali malgrado sforzi encomiabili (FED) e atti di vandalismo istituzionale (BCE) hanno confermato la loro inutilità a supporto dei mercati azionari

________________________________________________________________________________________

 investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

Check Also

Fanta-vaccini: vucumprà? #47

Eventi & Mercati – settimana #47 (16 – 20 nov) Rassegna settimanale intermarket precedente QUI …