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Azionario USA: premessa

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L’idea di proporre dei portafogli con azioni USA si è fatta via via più intrigante in questi mesi di bolla storica.

Non per seguire la bolla ma per essere pronti ad entrare quando i valori degli indici si ridimensioneranno riflettendo con maggior coerenza i fondamentali.

Una particolarità di questo nuovo bull market strepitoso iniziato il 23 marzo scorso – oltre ad essere uno dei più ampi e veloci della storia – è stata una profonda decorrelazione fra titoli tecnologici che hanno beneficiato della pandemia da covid e titoli di altri comparti che sono stati penalizzati (e lo sono tuttora malgrado il bull market nel senso che le quotazioni attuali restano significativamente inferiori a quelle ante-crollo di febbraio).
Per cui era abbastanza logico che gli indici tecnologici (es. NASDAQ100) realizzassero ottime performance mentre pochi si aspettavano che SP500 realizzasse la stessa performance solo col contributo di una decina scarsa di tecnologici.

Detto questo ne consegue che al momento, e quindi a bolla ancora in atto, ci sono molti titoli che costituiscono discrete opportunità di investimento di medio/lungo periodo potendo contare anche su una ragionevole sicurezza sulla distribuzione dei dividendi.
Forse un investitore che ha dimestichezza solo coi titoli italiani potrebbe rimanere sorpreso nel sapere che al NYSE sono quotate società con distribuzione ininterrotta di dividendi da decenni: gli ARISTOCRATS sono titoli (circa 60) con almeno 25 anni di dividendi e i KINGS (circa 30 titoli) con almeno 50 anni e ben più numerosi sono i titoli con distribuzione dividendi da oltre 10 anni.

Altri motivi che rendono intrigante l’avventura con portafogli azionari USA è la quantità impressionante di titoli quotati al NYSE e NASDAQ (oltre 7500) e l’immensità di informazioni veritiere e di pubblico dominio relative ai loro fondamentali, parametri tecnici, outlook e altro fra cui i commentari redatti da decine di autori “seri”.

In altre parole vista l’estinzione dei rendimenti dei titoli obbligazionari e quindi l’inutilità di allocare denari solo su BTP  e BOT, l’investitore è obbligato a cercare performance unicamente in conto capitale e quindi a praticare di fatto del trading puro anche se magari con ottica di medio e lungo periodo (quello che noi chiamiamo “trading di posizione“). Ma con l’azionario americano, selezionando opportunamente i titoli, si possono creare portafogli da cui ricavare rendimenti interessanti grazie ad una discreta sicurezza per la distribuzione dei dividendi di molte società quotate.

Purtroppo l’investitore italiano fai da te deve possedere alcuni requisiti basilari per operare sui mercati americani e cioè deve:
– conoscere discretamente l’inglese
– aggiornarsi costantemente sui titoli in ptf e sul mercato in generale
– avere dei criteri solidi per selezionare nuovi titoli
– stabilire sempre quando è utile o necessario liquidare parzialmente o totalmente le proprie posizioni
– conoscere l’impatto dei costi operativi e della fiscalità sul ptf

Con questo post si è voluto semplicemente informare che non appena si creeranno le condizioni favorevoli, verrà avviato almeno un ptf con titoli sottovalutati e da rendimento.

A puro titolo esemplificativo riportiamo una prima selezione titoli inserita in ptf il 9 settembre scorso quando SP500 aveva chiuso a 3395 e relativa performance a ieri (SP500 chiuso a 3399)

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se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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