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Annichiliti #1

Eventi & Mercati – settimana #1 (30 dic – 3 gen)

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Linee Guida InvesPRO 2020

Portafogli

Trading Money Management – TMM

Dalle guerre commerciali alle  …

… guerre vere molto spesso il passo è breve, soprattutto quando alla presidenza degli USA c’è un uomo che non può sfuggire alla dichiarazione di impeachment della Camera (House of Representatives).
Infatti è nella storia americana che quando il Presidente sotto processo non ha più speranze di cavarsela avvia un’azione militare in Asia.
Ad es. l’inizio dei bombardamenti dell’Iraq è stato voluto da Clinton nell’anno del suo impeachment, 1998. E Nixon c’ha messo pure molto impegno a sconvolgere Vietnam e Indocina sempre in concomitanza col Watergate.
Poi quando la palla passa al Senato l’impeachment non viene convalidato e così il Presidente di turno può portare a termine la sua missione e ricandidarsi per il secondo mandato.
Quanto è successo venerdì notte in Iran è noto e va interpretato in questo contesto cioè nel rispetto delle tradizioni dei Presidenti distorti

Però a noi interessano solo le implicazioni di mercato per cui torniamo nel nostro seminato evidenziando le reazioni immediate di venerdì che non sono mancate: petrolio su, rame e agricoli giù, oro/bond/dollaro su (intesi come asset rifugio), azionario giù anche se molto poco. Correlazioni perfette, da manuale accademico.

Dopo il raid militare i dubbi a cui al momento non si può dare risposta sono molti fra cui gli obiettivi della rappresaglia iraniana. Se nel mirino finissero le forniture di greggio arabe o iraqene allora l’azionario dovrebbe mettere in pausa l’attuale rally mentre il WTI e BRENT dovrebbero avere via libera per stupire i mercati e preoccupare gli economisti e governi viste le possibilità di incremento dell’inflazione e di anticipare la recessione USA.
Intanto occorre notare che se non ci fosse stato questo evento esogeno Wall Street avrebbe continuato a lievitare anche venerdì malgrado i chiari segnali di eccesso che lascia nella sua scia.

Nelle Linee Guida 2020, in fondo al documento, si trovano dei link utili per comprendere quanto sia delicata la stabilità dei mercati finanziari, ormai condizionati dalle forzature dell’operatività algoritmica e dall’incremento del debito mondiale alimentato dalle principali Banche centrali.
Nel grafico sotto riportiamo l’andamento comparato fra aspettative e realtà, nella fattispecie fra SP500 e l’indicatore di Yardeni che misura i fondamentali dei titoli azionari: si nota che fra il 2015 e il 2018 l’andamento dell’indice rifletteva perfettamente i fondamentali dei titoli quotati ma dalla prima metà del 2019 si è creata una profonda decorrelazione.


E’ inevitabile che una distorsione così importante venga corretta e trattandosi di una sovrastima dei prezzi del 20% si capisce bene quali conseguenze nefaste dovranno sopportare i rialzisti passivi e impreparati, come i fondi e gli investitori non professionali. Storie viste anche di recente, a fine 2018.

Tornando alla cronaca: a fine anno Trump ha annunciato che l’accordo coi cinesi verrà formalizzato il 15 gennaio ma non ci sarà il Presidente cinese. I mercati non hanno dato peso a questa defezione, normale, perchè rovinare il rally per un’inezia del genere? ma non è che queste storie con l’Iran potranno far slittare le firme? e una volta pubblicati i termini dell’accordo ci sarà ancora da festeggiare?
Anche questi dubbi dovrebbero spingere alla prudenza.

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ITALIA
MIB (indice)
Nel suo piccolo il MIB continua a comportarsi bene: è vero che l’anno scorso non è riuscito a superare il massimo 2018 ed è vero che l’anno scorso è arrivato a perdere il 27% dal massimo 2018 ma poi – fra sofferenze anche atroci per correzioni intermedie profonde – ha recuperato quasi tutto. Appunto, quasi…
Il 2019 avrebbe potuto essere un anno sopra le righe cioè sopra 25 mila e invece no, solo un recupero notevole di quanto perso di recente ma non sufficiente per entusiasmare.
E ora che i venti est-ovest di guerre commerciali non sono ancora scomparsi ecco che arrivano anche quelli da sud est, ma di guerra. E con questo clima che impazzisce progressivamente (e non solo il clima) come puoi pensare che il MIB nel 2020 sarà un indice da sogno per i rialzisti e quindi per quella miriade di quote di fondi sottoscritte tutte a senso unico cioè al rialzo?
Ne abbiamo già parlato nelle Linee Guida 2020 insieme ad altre considerazioni che dovrebbero aiutare il piccolo investitore a districarsi nella giungla finanziaria abitata da carnivori, rapaci e rettili mortali.
Passiamo alla cronaca: il top 2019 è stato segnato il 20 dicembre a 24004. Da allora sono seguite solo prese di profitto interrotte giovedì da un incoraggiante pullback ma tarpato il giorno dopo dalle prodezze americane. Chiude a 23702 e quindi senza scalfire minimamente il trend rialzista visto comparire il 3 dicembre. Morale: nessun segnale correttivo sul grafico giornaliero per cui l’avanzata sopra 24000 è sempre nelle carte. Lo scopriremo nei prossimi cinque giorni.
Portafoglio base: per ora operiamo solo con SP500 

BTP decennale (future marzo)
A differenza dell’odiato e invidiato BUND sempre in fase ribassista di medio periodo, il nostro tenerissimo BTP lateralizza da novembre fra 144 e 141. Venerdì si è comportato bene chiudendo in pullback a 143,28. Area 141,5 è supporto importante.
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ATTENZIONE
L’investitore tradizionale deve fare un bagno di realismo e accettare che anche i titoli di Stato italiani non offrono più rendimenti reali positivi per cui comprare BTP significa solo assumere posizioni speculative al rialzo.
L’incremento di capitale derivante dall’incasso delle cedole è solo teorico in quanto la tassazione e le spese bancarie tendono ad azzerare gli introiti.
I fondi pensione “garantiti” e i fondi obbligazionari puri ora sono completamente in balìa della volatilità, dei costi opachi e delle (in)capacità dei manager gestionali, esattamente come i fondi che trattano l’azionario.
Stabilito che l’acquisto di BTP da parte di un privato per ottenere un rendimento reale positivo dalle cedole è prospettiva vana e quindi comportamento errato, ne deriva che questa operatività ha sempre senso ma è da intendersi unicamente come posizionamento rialzista finalizzato ad ottenere un guadagno in conto capitale. Esattamente come l’investimento in azioni. E per ottenere questo risultato occorre che i titoli acquistati:
1.  incrementino il loro valore
2. vengano venduti in guadagno e obbligatoriamente prima della scadenza
Tenere i titoli fino a scadenza significa quasi sempre regalare soldi alla banca, ottenere un rendimento reale negativo e per quelli con scadenze lontane (oltre i cinque anni) ci si assume anche un maggior rischio di ristrutturazione del debito pubblico (il possibile ricorso al MES da parte del governo comporta inevitabilmente l’applicazione delle Clausole di Azione Collettiva da parte degli investitori istituzionali) e quindi di perdita.

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UE/EUROPA
DAX (indice)
A vederlo sul grafico settimanale risulta evidente la congestione fra 13.000 e 13.400. E’ agganciato disperatamente a Wall Street ma finora non ha avuto forza sufficiente per stupire i mercati con una sequenza continua di ritocchi dei massimi, quindi è zavorrato e se qualcuno volesse farci del trading meglio tenerlo in considerazione solo per i ribassi visto che per i rialzi gli indici di Wall Street bastano e avanzano. Comunque finché crogiola nella congestione qualunque sprazzo di ottimismo lo riporterebbe sui massimi.
Ovviamente venerdì ha risentito del cambiamento di clima col gelo proveniente da sud est invece che da nord per cui ha chiuso debole a 13219 senza dare alcun segnale correttivo, nemmeno di breve. Solo una chiusura sotto 13 mila ci farebbe pensare che gli orsi, metafora degli ETF short, potrebbero iniziare a riprendersi una rivincita. Un eventuale e deciso superamento di 13400 ci lascerebbe ovviamente interdetti ma con la sguardo rivolto al cielo per essere i primi a veder cadere i pezzi della bolla.
Forte supporto nell’ampia area fra 12500 e 12000 entro cui è collocato a 12200 il golden cross medie 50/100 e il ritracciamento di Fibonacci del 38,2% del rialzo iniziato il 26/12/2018.

BUND 10yr (future marzo)
Riepiloghiamo: dal doppio massimo di agosto/settembre in area 178,5 è partita una marcata fase ribassista (che sul grafico giornaliero è perfettamente incanalata) che per ora vede un minimo periodale a 170,19 segnato giovedì scorso da cui sono partire diverse ricoperture che si sono intensificate venerdì per i venti di guerra. Ha chiuso a 172,12. Un primo segnale di interruzione di questo trend ce l’abbiamo col superamento di area 173 perchè al momento il bund è ancora dentro al canale.
Curioso quanto scritto nell’ultimo report: “… area 171 è supporto importante la cui eventuale rottura potrebbe avere comunque una durata breve …”.
Con il nuovo sentiment è molto difficile che sul breve si vada sotto 170. Chi fa opzioni scoperte ci faccia una valutazione.
Portafoglio base: per ora operiamo solo col t-note 

EURO (future marzo)
No, non ce la fa proprio a superare il doppio massimo di ottobre/novembre in area 1,13. Il 31/12 ha fatto un test della resistenza che sembrava la volta buona per dare soddisfazione agli esportatori americani ma l’inizio dell’anno ha visto un brusco ritracciamento continuato ovviamente venerdì alla notizia di quanto successo in Iran. Ha chiuso a 1,12.
Ma come si spiega il marcato rafforzamento del dollaro giovedì 2 gennaio? e come si fa a non pensare che “qualcuno sapeva” e che quindi c’è odore di insider? Volendo estremizzare questo sospetto allora possiamo spiegare anche il forte rialzo di SP500 poche ore prima del raid USA, quindi in ottica di trappola rialzista.
Qualunque cosa sia, ora il dollaro è asset rifugio per cui occhio alla tenuta dei supporti in particolare area 1,1080 /1,1020 la cui capitolazione è primo segnale di continuazione del trend primario ribassista di lungo periodo. Anche il grafico mensile degli ultimi vent’anni punta verso la parità ma finché c’è Trump questo target difficilmente verrà raggiunto.
Ricordiamo che la lunga fase ribassista terminata il primo ottobre 2019 è stata corretta da una fase di lateralizzazione 1,10/1,13 che tuttora prosegue.

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USA/Wall Street/materie prime
SP500 (future marzo)
Buffa la vita di Wall Street: giovedì sera il future era in impennata e dopo due ore dall’apertura notturna (per noi) di venerdì aveva segnato il nuovo massimo storico a 3263,5. Poi l’ordine (non di mercato) di Trump è stato eseguito al meglio e questa volta sul mercato (il CME) sono arrivate valanghe di ordini di vendita che hanno spinto il ritracciamento fino a 3207. Poi qualche buon samaritano ha stoppato il selloff e la chiusura si è assestata intorno ai 3235, quindi nulla di sconvolgente. Diremmo che il giocattolo è duro da rompersi e tanta paura per quasi nulla, ma le conseguenze sono tutte da scoprire.
Comunque per noi è certezza che la crisi di euforia che si è protratta fino alle h. 2:00 del 3 gennaio ora è sostituita dalla prudenza.
Ne avremo conferma (speriamo…) nelle prossime ore. Prudenza non significa che da domani inizia un’inversione di lungo periodo; significa solo che la bolla dovrebbe iniziare a sgonfiarsi in modo controllato anzichè esplodere.
Portafoglio base: domani apriremo una posizione ribassista

t-Note 10yr (future marzo)
Forte rialzo come da manuale e chiusura a 129,37. Da domani scopriremo se il sentiment si è capovolto o se i big trader e investitori internazionali esiteranno a far esplodere i prezzi e falcidiare i rendimenti.
Portafoglio base: restiamo in attesa, ma per pochissimo, per valutare l’incremento della posizione esistente

PETROLIO WTI (future febbraio)
Venerdì nell’intraday ha superato per pochi minuti il massimo relativo dell’aprile 2019 in area 64 chiudendo poi in ritracciamento per prese di profitto a 63.
Ora le dinamiche di prezzo (price action) sono totalmente imprevedibili per cui tutti gli scenari di breve e medio periodo sono possibili.
Portafoglio base: apriremo una posizione rialzista nel caso ci fosse ritracciamento oppure nel caso ci fosse un incremento delle tensioni geopolitiche

ORO (future febbraio)
Anche l’oro, tornato asset rifugio primario, è in crescita verticale. Ha chiuso a 1552 ritracciando il 60% del crollo dai massimi 2011 al minimo di fine 2015. Se le tensioni sui mercati si mantenessero ancora per almeno un mese si va al test della resistenza secolare in area 1800.
Area 1460 è supporto fortissimo.
Portafoglio base: restiamo in attesa per valutare l’incremento della posizione esistente

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Tutte le operatività relative ai Portafogli anticipate in questo report vengono riportate in un articolo dedicato entro due giorni dall’esecuzione degli ordini

 

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 investimentiprotetti@gmail.com

se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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