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Analisi intermarket e operatività

Linee Guida InvesPRO 2020

Portafogli

Trading Money Management – TMM

L’analisi intermarket non è scienza ma solo un corpo di osservazioni che danno luogo a teorie empiriche applicate spesso per decisioni di investimento in funzione della fase in atto del ciclo economico.  A prima vista sembrerebbe un gran bel modo di operare ma la fase economica non è mai determinabile con esattezza né tanto meno è possibile determinarne la durata e quindi il passaggio a quella successiva. Consideriamo pertanto l’operatività in funzione del ciclo economico come puro esercizio accademico non adatto ai piccoli investitori a cui raccomandiamo di credere solo a ciò che si vede e si capisce, limitandosi a prevedere le dinamiche di prezzo di certi asset solo al verificarsi di eventi oggettivi e importanti per i mercati

Premessa
Per darsi un metodo discretamente razionale per creare un portafoglio d’investimento potrebbe risultare utile la conoscenza delle dinamiche di prezzo degli indici azionari, obbligazioni, materie prime e alcune valute primarie come dollaro USA, euro e yen.
Sempre, al verificarsi di un evento rilevante per i mercati sia esogeno (come lo tsunami in Giappone) che endogeno (come il fallimento della Lehman o le variazioni dei tassi USA), gli asset oggetto di negoziazione nei mercati regolamentati mostrano variazioni di prezzo immediatamente verificabili e misurabili con precisione.
Ma alcuni asset incrementano di prezzo e, per lo stesso evento e nello stesso istante, altri asset perdono prezzo.
Questa evidenza ha indotto gli analisti finanziari ed economici a trarre indicazioni empiriche sulle correlazioni fra i diversi asset riferite non tanto alle dinamiche di prezzo di breve periodo conseguenti al verificarsi di un evento, quanto alle varie fasi di un ciclo economico.
Diciamo subito che per noi gli investimenti basati sui cicli economici valgono quanto una scommessa da bar per cui ci limitiamo a mostrare in fondo un grafico accademico ma senza prenderlo in seria considerazione per le decisioni di investimento.
Il piccolo investitore deve essere pragmatico per cui dovrebbe interessarsi solo al passato (per avere conoscenze), al presente (per restare aggiornato e scegliere il momento di apertura della posizione) e al futuro prossimo (per decidere il momento per chiudere una posizione, sia in guadagno che in perdita).

Proviamo a capire se la conoscenza delle correlazioni fra asset diversi ci permette di fare investimenti con minori probabilità di sbagliare il momento di apertura delle posizioni

Esempio 1: eventi naturali
Nel 2011 lo tsunami giapponese ridusse fortemente la capacità industriale del Paese deprimendone l’economia per cui i principali indici azionari subirono ribassi mediamente del 20% in pochi mesi; contemporaneamente fu falcidiato anche il greggio che passò dai 120 $ a 80 $ (un’economia impoverita come quella giapponese avrebbe ridotto di molto il fabbisogno energetico). I bond invece aumentarono di prezzo (riducendo i rendimenti) perchè quando si verificano sconquassi nei mercati azionari la liquidità che si crea per le vendite delle azioni viene riversata su asset considerati “beni rifugio” che tipicamente sono i bond ad alto rating (principalmente i bond USA che oggi offrono anche i maggiori rendimenti), l’oro (che segnò il suo massimo secolare nel settembre 2011 in area 1900 $/oncia) e lo yen (che segnò sempre un massimo secolare nel settembre 2011 contro dollaro USA a 1,30).
Morale: bond, oro, e yen hanno mostrato una correlazione positiva in senso rialzista; azioni e petrolio una correlazione positiva in senso ribassista; azioni e bond/oro invece correlazione inversa (negativa).
Va da sè che un evento di tal natura non è prevedibile per cui non può essere anticipato in termini di composizione del portafoglio ma essendo catastrofico ha sicuramente effetti duraturi o quanto meno di medio periodo per cui l’investitore dinamico avrebbe dovuto modificare di conseguenza il suo ptf.

Esempio 2: eventi terroristici/militari
Nel settembre 2019 il terminal arabo sullo stretto di Hormuz venne parzialmente distrutto da una attacco missilistico e il greggio passò da un giorno all’altro da 55 $ a 64$ determinando l’avvio di una fase ribassista dell’azionario e una rialzista dei bond e oro anche se modesta. Anche qui le correlazioni del primo esempio sono state rispettate ma per una durata breve.

Esempio 3: politiche monetarie delle banche centrali
L’evento endogeno più rilevante che può avere effetti anche di medio periodo sono le variazioni dei tassi. La teoria insegna che l’aumento dei tassi spinge in primis al rialzo i rendimenti dei bond e quindi al ribasso i loro prezzi, quelli dell’azionario e dell’oro. Il dollaro dovrebbe invece apprezzarsi facendo scendere il rapporto di cambio euro/dollaro. Quando la FED annunciò nel meeting del dicembre 2018 un aumento subito e almeno altri tre nel 2019 il trend già ribassista degli indici di Wall Street e internazionali per il rallentamento economico cinese subì una forte accelerazione spingendo i prezzi a perdere circa il 20%. Nel contempo l’oro rimase fermo perchè avrebbe dovuto essere venduto per l’effetto dei tassi e comprato per le forti perdite sull’azionario, mentre per i bond soggetti alle stesse pressioni dell’oro prevalsero i compratori determinando un modesto rialzo.

Esempio 4: scoppio delle bolle
Questo è l’evento endogeno più dirompente e prolungato per il mercato azionario con correzioni anche superiori al 50% come è stato nel periodo 1999/2003 (bolla dei titoli internet, dot.com) e nel periodo 2007/2009 (bolla del credito sub-prime e fallimento della Lehman). In tempi così lunghi gli asset più coinvolti possono mostrare in certi periodi anche dinamiche disallineate dalle correlazioni viste prima ma complessivamente i prezzi dei bond e dell’oro si sono mossi al rialzo.

A portare altri esempi si rischia di diventare dispersivi per cui ci auguriamo che da questi quattro esempi risulti almeno chiaro che:
– i vari asset in un modo o nell’altro sono correlati fra loro
– le correlazioni attese al verificarsi di un certo evento possono essere attenuate o annullate o falsate da altri eventi rilevanti e concomitanti.
Quando il piccolo investitore fa suoi questi due concetti ha già ottenuto un primo importante risultato in termini di consapevolezza.

Proviamo ora a mettere in pratica queste conoscenze

Per il 2020 la FED dovrebbe mantenere una politica monetaria espansiva accompagnata almeno da un nuovo taglio dei tassi e se questo taglio non ci fosse non sarebbe motivo di grande variabilià dei prezzi.
Al contrario scoprire che la FED intende rialzare i tassi magari perchè nel corso dell’anno l’inflazione tende ad aumentare troppo è un evento inatteso e allo stato attuale non prezzato dai mercati perchè ritenuto improbabile al 99,9%.
Allora prova ad immaginare un portafoglio composto da asset azionari, obbligazionari e oro come si comporterebbe in caso di un aumento dei tassi a sorpresa

Suggerimento: non proseguire la lettura se non ti sei dato prima una risposta

Nelle prime ore dopo l’annuncio scende tutto; se l’azionario continuasse a scendere anche nei giorni successivi dovrebbero comparire i primi acquisti di oro e bond che rallentano e magari fermano e poi invertono la loro discesa. Quindi in una situazione del genere la primissima cosa da fare sarebbe quella di uscire completamente dall’azionario e attendere giorni o settimane per vedere la fine del ribasso; nel contempo si valuta il comportamento dei bond e dell’oro che si tengono solo se il ribasso non li spinge sotto determinati livello di prezzo che tecnicamente consideriamo come “supporti” di medio periodo. Li teniamo perchè potrebbero girarsi al rialzo più velocemente dell’azionario. Quando pure l’azionario, soprattutto quello di Wall Street, si gira al rialzo il riposizionamento andrebbe fatto solo dopo aver riscontrato un chiaro segnale operativo sul grafico giornaliero magari accompagnato da segnali di riduzione della volatilità.

Ora ci viene meglio motivare perchè consideriamo accademiche e scommesse da bar le indicazioni di investimento legate al ciclo economico: le fasi di un ciclo non si vedono e nessuno ne ha la certezza di trovarsi effettivamente in una fase precisa; si possono dedurre solo in via probabilistica.
Per essere più chiari: se un analista dicesse di comprare bond oggi perchè siamo in una fase ciclica ottimale si dovrebbe replicare dicendo: “siccome i bond si comprano più che altro per avere un guadagno in conto capitale visto che il loro rendimento reale è ridicolo o negativo, e i bond salgono di prezzo quando la FED riduce i tassi e Wall Street crolla, allora aspetto questi eventi che sono perfettamente e immediatamente riconoscibili da tutti e faccio volentieri a meno del parere sull’opportunità di investire in una certa fase del ciclo economico che è fondamentalmente una speranza e un’astrazione del pensiero“.

Giusto per curiosità ecco la matrice per investire secondo i cicli economici:

Nota esplicativa
Qui l’argomento è stato solo accennato vista la sua complessità e quindi quanto riportato non è finalizzato per fare allocazioni di portafoglio; è stata usata volutamente una terminologia poco tecnica e in italiano per non rendere ancor più difficile la comprensione ai neofiti; quando si parla di “asset diversi” si intende asset diversi “per classe di asset” cioè azionario, bond, materie prime e valute; visto che ci sono prodotti e strumenti finanziari con sottostante i rapporti di cambio consideriamo anche il valutario come una classe di asset; mentre gli asset azionari e obbligazionari sono categorie omogenee vista la globalizzazione dei mercati che determina delle dinamiche univoche salvo eccezioni riscontrabili per i mercati emergenti, le materie prime sono invece molto diverse fra loro per i fattori che ne determinano le variazioni di prezzo ed è tecnicamente sbagliato considerarle come una classe omogenea; infine: cos’è un asset? è semplicemente un “qualcosa” che puoi comprare e vendere per costruire e modificare un portafoglio finanziario

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se questa rassegna può essere di qualche utilità falla conoscere in rete, grazie

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